La tomba che riemerge dal paesaggio nuragico

A Carrarzu Iddia, nel territorio di Bortigali, la vegetazione nascondeva un monumento funerario conservato in condizioni eccezionali. La struttura presenta una rara suddivisione interna su due livelli e sorge in un complesso frequentato dalla preistoria.

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Rugged, mossy rock terrain with stacked boulders and a dark crevice at the center under a cloudy sky.

A Bortigali, nel cuore del Marghine, una tomba dei giganti rimasta nascosta per secoli sotto la vegetazione è tornata alla luce in condizioni di conservazione considerate eccezionali. Il monumento si trova nell’area archeologica di Carrarzu Iddia, sul versante meridionale della cresta di Crastu Littu, a circa 740 metri di altitudine. Da questo punto lo sguardo raggiunge la piana di Macomer, gli altopiani di Abbasanta e Paulilatino, i rilievi del Nuorese e il golfo di Oristano.

Il ritrovamento è maturato durante un progetto più ampio dedicato al patrimonio archeologico del Marghine. Le operazioni erano inizialmente concentrate sul nuraghe presente nell’area, ma una ricognizione ha portato a individuare sotto la fitta vegetazione le tracce della costruzione funeraria. La successiva pulizia del terreno, avviata dalle Soprintendenze competenti in accordo con i proprietari, ha permesso di riconoscere l’estensione e lo stato del monumento.

La tomba è costruita con grandi blocchi di trachite e conserva sia la camera destinata alle sepolture sia l’esedra semicircolare davanti all’ingresso. Questo spazio monumentale, tipico delle tombe dei giganti, era legato alle cerimonie collettive e ai rituali dedicati al culto degli antenati. La struttura è orientata verso la valle e presenta un accesso formato da due sostegni verticali sormontati da un architrave.

L’elemento che più interessa gli archeologi si trova però all’interno. In prossimità dell’ingresso, la camera risulta infatti suddivisa su due livelli. Una soluzione architettonica documentata soltanto in pochi altri casi e che richiederà ulteriori approfondimenti. Non è stata invece individuata, almeno nelle prime fasi dell’indagine, la grande stele centrale che caratterizza molte costruzioni funerarie di questo tipo.

La tomba non è arrivata intatta fino al presente. In passato è stata violata da scavi clandestini, che hanno alterato il deposito archeologico e sottratto parte dei materiali. Nonostante i danni, gli scavi hanno restituito frammenti ceramici attribuiti alla fase finale del Bronzo Medio. I reperti sembrano indicare che il luogo fosse frequentato fin dalle fasi più antiche della civiltà nuragica.

Gli archeologi dovranno ora esaminare anche i materiali rimossi e dispersi durante le vecchie intrusioni. Il deposito sarà setacciato con attenzione nella speranza di recuperare altri frammenti utili a ricostruire la storia del monumento, le modalità con cui veniva utilizzato e le diverse fasi della sua frequentazione. Soltanto il completamento delle indagini potrà chiarire pienamente la funzione della particolare articolazione interna.

La scoperta assume un valore ancora maggiore per il contesto nel quale è inserita. Carrarzu Iddia non ospita un monumento isolato, ma un insieme complesso di testimonianze che documentano una lunga presenza umana. Nell’area sono stati riconosciuti due protonuraghi, un pozzo sacro, un abitato e un’estesa zona funeraria. La vicinanza di un dolmen dimostra inoltre che il luogo era utilizzato già in epoca prenuragica.

Il paesaggio archeologico restituisce così l’immagine di un territorio organizzato, nel quale gli spazi della vita quotidiana, quelli dedicati al culto e le aree funerarie erano strettamente collegati. La posizione dominante non rispondeva soltanto a esigenze pratiche: metteva il complesso in relazione visiva con la valle e con una vasta parte della Sardegna centrale, rafforzandone probabilmente il ruolo per le comunità che abitavano il territorio.

Quella di Carrarzu Iddia è la terza tomba dei giganti conosciuta nel comune di Bortigali, dopo quelle di Tiriani-Perda ’e s’altare e Sereddis. Nel più ampio distretto del Marghine, le indagini condotte negli ultimi anni hanno portato all’individuazione di cinque monumenti funerari di questo genere, confermando la rilevanza archeologica dell’area.

Le tombe dei giganti erano destinate a sepolture collettive e rappresentano una delle espressioni più riconoscibili dell’architettura nuragica. La nuova scoperta può offrire informazioni non soltanto sulle tecniche costruttive, ma anche sul rapporto tra le comunità, i defunti e il territorio. Le prossime campagne di scavo dovranno stabilire quanto ancora si conserva sotto terra e se la rara struttura su due livelli possa aiutare a comprendere meglio l’evoluzione di questi monumenti.

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Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.
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Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.