Basta nominarle e il tavolo si spacca. Da un lato c'è chi ripete che le crociate furono essenzialmente difensive, la reazione tardiva e quasi obbligata della Cristianità a secoli di espansione islamica, alla perdita di terre un tempo cristiane, alla minaccia sui pellegrini e sui luoghi santi. Dall'altro c'è chi le legge come la prima grande impresa coloniale dell'Occidente, una macchina di aggressione, saccheggio e conquista mascherata da devozione. Due racconti incompatibili, ciascuno convinto di possedere l'unica chiave giusta.
La domanda, posta così, sembra esigere una scelta: difesa o conquista, una delle due. Ma possiamo. . .



