Lo splendore dei principi piceni: nuova tomba scoperta a Sirolo

Le indagini di archeologia preventiva svelano un nucleo aristocratico del VI secolo a.C. protetto da una palizzata rituale inedita. All'interno del cerchio funerario riemergono vasi bronzei sigillati e una ricca sepoltura femminile con ambre.

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Archaeological dig showing several rusty iron rings and bent metal fragments laid in a trench with labels

A SIROLO (AN), le indagini di archeologia preventiva promosse dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ancona e Pesaro e Urbino, condotte dalla società ArcheoLab in stretta collaborazione con il comune marchigiano, hanno permesso il rinvenimento di un complesso monumentale di eccezionale rilevanza storiografica. I reperti, ascrivibili interamente al VI secolo a.C., estendono sensibilmente i confini della già celebre necropoli picena del Conero, offrendo al contempo elementi ermeneutici inediti per comprendere le dinamiche sociali e i gruppi di potere che guidarono lo sviluppo di questo fulcro adriatico nell’antichità. Lo scavo archeologico ha beneficiato del sostegno finanziario straordinario concesso dal Ministero della Cultura italiano, attraverso la Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e il Dipartimento per la Tutela del Patrimonio Culturale.

La nuova monumentale scoperta, situata a breve distanza dalla nota Tomba della Regina nell’area tradizionalmente denominata necropoli dei Pini, consente di ricomporre l’originario quadro d’insieme della sepoltura del guerriero emersa nel 2020 in via del Leccio. Questo eccezionale scenario permette di inserire quel primo isolato sepolcro all’interno di un vasto cimitero dinastico, strutturato geometricamente attorno a una tomba principesca di dimensioni monumentali. Come evidenziato dal direttore scientifico dello scavo, l’archeologo Stefano Finocchi, l’importanza della scoperta risiede nell’opportunità di analizzare un sistema coerente di rappresentazione dell’autorità, attraverso il quale le élite locali legittimavano e tramandavano il proprio rango. Se il guerriero del 2020 mostrava un corredo bellico impressionante comprensivo di elmo, spada e un raffinato diphros, lo scranno pieghevole simbolo del potere pre-romano, il nuovo settore offre dati ancor più sbalorditivi.

Al centro del cerchio monumentale si impone una grande sepoltura maschile contenente i resti di un currus, un carro a due ruote deposto presumibilmente integro nella fossa. Accanto alle armi d’offesa e a un elmo, sono emersi manufatti legati a espressioni di prestigio raramente documentate nel panorama piceno. La vera singolarità architettonica risiede tuttavia nella delimitazione dello spazio sacro. Fino ad oggi, i grandi circoli funerari del Conero erano caratterizzati da un fossato anulare a sezione a V destinato a separare il mondo dei vivi da quello dei defunti. Il complesso di Sirolo adotta invece una soluzione totalmente inedita per l’orizzonte culturale piceno, sostituendo il fossato con una palizzata lignea anulare, identificata grazie a una sequenza regolare di buche di palo. Sul fondo di questi alloggiamenti sono stati rinvenuti depositi selettivi di frammenti ceramici che attestano un’intenzionalità rituale legata alla fondazione del recinto.

Un ulteriore elemento di straordinario interesse scientifico è rappresentato dai grandi contenitori in lamina di bronzo recuperati nella tomba del carro. Questi vasi, sigillati da coperchi fittili, custodiscono ancora al loro interno materiale organico, ossa animali e residui ceramici, preziose testimonianze del banchetto funebre o delle offerte alimentari destinate ad accompagnare il principe nel viaggio d’oltretomba. Tali pratiche di commensalità enfatizzano il nesso inscindibile tra l’esibizione del banchetto e la ratifica dello status sociale aristocratico.

Immediatamente adiacente alla tomba principale, gli archeologi hanno identificato una sepoltura femminile di rango elevato. Lo scavo micro-stratigrafico ha restituito tracce di tessuti, ornamenti e resti di calzature provviste di elementi metallici rimasti nella loro postura originaria. Numerose fibule d’eccellente fattura erano collocate sul corpo della defunta per fermare le vesti e il sudario. Una fibula di grandi dimensioni con un’anima in ambra, rinvenuta oltre il capo della donna, suggerisce l’esistenza di un’acconciatura complessa o di un copricapo cerimoniale. Il posizionamento topografico del circolo, situato su una lieve altura naturale dominante il paesaggio, rispondeva chiaramente alla precisa volontà di rendere il monumento visibile da tutto il territorio circostante, celebrando visivamente l’egemonia di una stirpe capace di intessere fitti legami commerciali tra l’Adriatico e i principali centri dell’Italia centrale.

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Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.
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Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.