Immaginate un volto devastato dal vaiolo: la pelle butterata di cicatrici profonde e permanenti, in alcuni casi gli occhi spenti dalla cecità che la malattia poteva lasciare in eredità, e dietro quel volto la memoria di quanti, colpiti dallo stesso male, non erano sopravvissuti affatto. Ora mettetegli accanto un'altra immagine, in apparenza minima: il braccio di un bambino con una piccola crosta, il segno di un'inoculazione o di una vaccinazione. Una ferita microscopica contro una devastazione di massa.
Tra queste due immagini si apre un dilemma che oggi ci sembra ovvio ma che allora era lacerante. Accettare deliberatamente. . .



