Nel cuore della Firenze trecentesca, tra i vicoli che risuonano ancora dell’eco della Commedia, un interrogativo seduce storici e appassionati di cucina: quale cibo sfamava Dante Alighieri e i suoi contemporanei? Aprire il sipario sulla tavola medievale significa addentrarsi oltre le nebbie di stereotipi e racconti folklorici: il piatto quotidiano di un poeta non è mai banale, racchiude universi di simboli, privazioni, e, a volte, vere e proprie stranezze. Un solo morso, nel Trecento, poteva condurre attraverso sentieri di superstizione, devozione, scienza e piacere, narrando la storia d’Italia ben prima dei manuali scolastici.
Per tentare di. . .



