La guerra dei trent’anni (1618-1648): cause, fasi e conseguenze

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Crowded 19th-century room as men confront and restrain a central figure while others watch and gesticulate.
La defenestrazione di Praga, 23 maggio 1618 (Václav Brožík, 1890)
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La guerra dei trent’anni (1618-1648) cominciò in Boemia come una rivolta dei nobili protestanti contro gli Asburgo cattolici e si trasformò in una guerra europea, combattuta soprattutto in Germania. Vi presero parte l’Impero, la Spagna, la Danimarca, la Svezia e la Francia. Finì con la pace di Vestfalia del 1648, che ridisegnò gli equilibri d’Europa e lasciò la Germania devastata.

Viene spesso raccontata come l’ultima grande guerra di religione, ed è vero solo a metà. La fede accese il conflitto e ne segnò i primi anni, ma a deciderlo furono la politica e la potenza. La prova più chiara arrivò nel 1635: la Francia cattolica del cardinale Richelieu entrò in guerra contro gli Asburgo cattolici, alleata della Svezia luterana. Quando un cardinale finanzia un re protestante contro l’imperatore cattolico, la religione non è più il centro della partita.

Chi combatté nella guerra dei trent’anni

Gli schieramenti cambiarono più volte in trent’anni, ma si possono ridurre a due grandi campi.

Fronte asburgico e cattolico Fronte anti-asburgico
Imperatori Ferdinando II e Ferdinando III d’Asburgo Nobili protestanti di Boemia e l’Elettore Palatino Federico V
Spagna degli Asburgo Danimarca di Cristiano IV
Lega cattolica guidata da Massimiliano di Baviera Svezia di Gustavo Adolfo
Generali Tilly e Wallenstein Francia di Richelieu e Mazzarino, Province Unite olandesi

Molti principi tedeschi passarono da un campo all’altro a seconda del momento, e lo stesso fecero gli eserciti: in gran parte erano composti da mercenari che combattevano per chi li pagava.

Le cause: perché scoppiò la guerra

Le radici sono nel secolo precedente. La pace di Augusta del 1555 aveva chiuso le guerre fra cattolici e luterani nel Sacro Romano Impero con un principio semplice: ogni principe sceglieva la religione dei propri sudditi, cuius regio, eius religio. Ma la pace riconosceva solo cattolici e luterani, non i calvinisti, che nel frattempo erano cresciuti, e lasciava aperte molte dispute sui beni della Chiesa passati ai protestanti.

All’inizio del Seicento i due campi si organizzarono militarmente: nel 1608 nacque l’Unione evangelica, nel 1609 la Lega cattolica. In Boemia, regno degli Asburgo con una forte nobiltà protestante, l’imperatore Rodolfo II aveva concesso nel 1609 la libertà religiosa con la Lettera di maestà. Quando nel 1617 fu designato re di Boemia Ferdinando di Stiria, cattolico intransigente educato dai gesuiti, i protestanti temettero di perdere tutto.

La scintilla scoccò il 23 maggio 1618 a Praga. Un gruppo di nobili protestanti entrò nel castello e gettò dalla finestra due luogotenenti imperiali, Jaroslav Martinic e Vilém Slavata, insieme al loro segretario. Caddero da molti metri e sopravvissero tutti e tre: i cattolici parlarono di un miracolo, i protestanti dissero che erano caduti su un mucchio di letame. È la defenestrazione di Praga, e da lì cominciò la rivolta boema.

Le quattro fasi della guerra dei trent’anni

1. La fase boemo-palatina (1618-1625). I ribelli boemi deposero Ferdinando e nel 1619 elessero re il calvinista Federico V, Elettore del Palatinato. Il suo regno durò un inverno, tanto che fu chiamato il “re d’inverno”: l’8 novembre 1620 l’esercito imperiale e della Lega cattolica schiacciò i Boemi nella battaglia della Montagna Bianca, vicino a Praga. Seguirono esecuzioni, confische e la ricattolicizzazione forzata della Boemia; il Palatinato di Federico fu occupato.

2. La fase danese (1625-1629). Il re di Danimarca Cristiano IV, luterano e duca nel nord della Germania, intervenne in difesa dei protestanti. Fu sconfitto da Tilly a Lutter nel 1626, mentre il nuovo generale imperiale Albrecht von Wallenstein, un nobile boemo che si era arricchito con la guerra, metteva in campo un esercito enorme. Con la pace di Lubecca del 1629 la Danimarca uscì dal conflitto. Nello stesso anno l’imperatore emanò l’Editto di restituzione, che imponeva ai protestanti di restituire i beni ecclesiastici presi dopo il 1552: un trionfo cattolico che spaventò perfino molti principi fedeli all’Impero.

3. La fase svedese (1630-1635). Nel 1630 sbarcò in Germania Gustavo Adolfo di Svezia, il più brillante comandante del suo tempo, finanziato anche dalla Francia. Nel maggio 1631 le truppe di Tilly saccheggiarono e bruciarono Magdeburgo, uno degli episodi più atroci della guerra, con migliaia di civili uccisi. Pochi mesi dopo, a Breitenfeld, Gustavo Adolfo sbaragliò Tilly e dilagò fino alla Baviera. Morì il 16 novembre 1632 nella battaglia di Lützen, che i suoi vinsero. Wallenstein, sospettato di trattare in segreto con il nemico, fu assassinato nel 1634 su ordine dell’imperatore. La vittoria imperiale di Nördlingen (1634) portò alla pace di Praga del 1635 fra l’imperatore e la maggior parte dei principi tedeschi.

4. La fase francese (1635-1648). La pace di Praga avrebbe potuto chiudere la guerra, ma la Francia non poteva accettare un’Europa dominata dagli Asburgo di Vienna e di Madrid. Nel 1635 dichiarò guerra alla Spagna ed entrò direttamente nel conflitto accanto alla Svezia. Fu la fase più lunga e logorante: nel 1643 i Francesi sconfissero gli Spagnoli a Rocroi, gli Svedesi vinsero a Breitenfeld (1642) e a Jankau (1645). Nel 1648, mentre a Münster e Osnabrück si firmava la pace, gli Svedesi assediavano Praga: la guerra finì nella città dove era cominciata.

Una guerra “totale”: perché fu così devastante

Guerra dei trent'anni: L'impiccagione, dalle Miserie della guerra di Jacques Callot (1633)

“L’impiccagione”, dalle Grandi miserie della guerra di Jacques Callot (1633).

La guerra dei trent’anni è ricordata come una delle più distruttive della storia europea prima del Novecento. Le battaglie furono solo una parte del problema. Gli eserciti, sempre più grandi, si mantenevano con il sistema delle “contribuzioni”: i territori occupati dovevano pagare, nutrire e alloggiare le truppe. È il principio che viene attribuito a Wallenstein: la guerra deve nutrire la guerra. Quando i soldati non venivano pagati, saccheggiavano.

Al passaggio degli eserciti seguivano carestie ed epidemie, soprattutto peste e tifo, che uccisero molte più persone delle armi. Le stime sono discusse, ma molti storici calcolano che i territori tedeschi persero fra un quinto e un terzo della popolazione, con regioni quasi spopolate e altre risparmiate. L’incisore francese Jacques Callot pubblicò nel 1633 le Miserie della guerra, una serie di stampe su saccheggi, torture ed esecuzioni di soldati e contadini; nel 1668 Grimmelshausen ne fece un romanzo, il Simplicissimus. Per la memoria tedesca questa guerra restò a lungo la catastrofe per eccellenza.

La pace di Vestfalia (1648)

Pace di Vestfalia: il giuramento della pace di Münster del 1648, dipinto da Gerard ter Borch

Il giuramento della pace di Münster fra Spagna e Province Unite, 15 maggio 1648, dal dipinto di Gerard ter Borch.

I negoziati durarono anni e si svolsero in due città della Vestfalia: a Münster trattavano soprattutto le potenze cattoliche, a Osnabrück quelle protestanti. Il 30 gennaio 1648 la Spagna firmò a Münster la pace con le Province Unite, riconoscendo l’indipendenza olandese e chiudendo la guerra degli ottant’anni. Il 24 ottobre 1648 furono firmati i trattati fra l’Impero, la Francia e la Svezia. Insieme formano la pace di Vestfalia.

Ecco le decisioni principali:

  • La pace di Augusta fu estesa ai calvinisti, e per i beni ecclesiastici si prese come riferimento la situazione del 1624.
  • I principi tedeschi ottennero il diritto di stringere alleanze con potenze straniere, purché non contro l’imperatore: l’Impero restava, ma più debole.
  • La Francia ottenne diritti e territori in Alsazia e la conferma dei vescovati di Metz, Toul e Verdun.
  • La Svezia ebbe la Pomerania occidentale, Brema e Verden, e un seggio nella Dieta imperiale.
  • La Baviera conservò il titolo di Elettore e l’Alto Palatinato; per il figlio di Federico V fu creato un ottavo elettorato.
  • Fu riconosciuta l’indipendenza della Svizzera e delle Province Unite.

Papa Innocenzo X protestò contro le concessioni ai protestanti, ma la sua protesta non ebbe effetti. La guerra fra Francia e Spagna, invece, continuò fino alla pace dei Pirenei del 1659.

Le conseguenze della guerra dei trent’anni

La pace di Vestfalia viene spesso indicata come l’atto di nascita dell’Europa degli Stati sovrani, il cosiddetto “sistema vestfaliano”. Gli storici oggi la ridimensionano in parte, perché quei trattati non parlavano di sovranità nel senso moderno e l’Impero sopravvisse fino al 1806. Ma alcune conseguenze sono indiscutibili:

  • La Francia uscì come la nuova grande potenza europea, la base su cui Luigi XIV costruì la sua egemonia.
  • La Spagna iniziò un lungo declino e perse definitivamente i Paesi Bassi settentrionali.
  • La Svezia divenne per mezzo secolo la potenza dominante del Baltico.
  • La Germania rimase divisa in centinaia di Stati e impiegò generazioni a riprendersi dalle perdite umane ed economiche.
  • Le guerre di religione come motore della politica europea finirono: da allora gli Stati combatterono per l’equilibrio di potenza, non per imporre una fede.

L’Europa vista da Amsterdam negli anni della guerra

Mentre la Germania bruciava, Amsterdam viveva il suo secolo d’oro. La città era il cuore dei commerci europei, sede della prima Borsa moderna e capitale delle carte geografiche. Qui lavorava Willem Janszoon Blaeu (1571-1638), allievo dell’astronomo Tycho Brahe e cartografo ufficiale della Compagnia olandese delle Indie orientali. Le sue carte, incise e colorate a mano, circolavano nelle biblioteche e nelle cancellerie di tutto il continente: erano gli strumenti con cui diplomatici e generali guardavano l’Europa che si stavano contendendo.

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Domande frequenti sulla guerra dei trent’anni

Che cos’è la guerra dei trent’anni?

È il conflitto che dal 1618 al 1648 coinvolse le principali potenze europee, combattuto soprattutto nel Sacro Romano Impero. Nacque come scontro religioso fra cattolici e protestanti e divenne una lotta per l’egemonia in Europa.

Quale fu la causa scatenante della guerra dei trent’anni?

La defenestrazione di Praga del 23 maggio 1618, con cui i nobili protestanti boemi si ribellarono a Ferdinando d’Asburgo. Le cause profonde erano i limiti della pace di Augusta del 1555 e la rivalità fra la Francia e gli Asburgo.

Chi ha partecipato alla guerra dei trent’anni?

Da una parte l’imperatore, la Spagna e la Lega cattolica; dall’altra i protestanti boemi e tedeschi, la Danimarca, la Svezia, la Francia e le Province Unite.

Chi vinse la guerra dei trent’anni?

Non ci fu un vincitore assoluto, ma ne uscirono rafforzate soprattutto la Francia e la Svezia, mentre gli Asburgo di Vienna e di Madrid furono ridimensionati.

Perché è importante la guerra dei trent’anni?

Perché chiuse l’epoca delle guerre di religione, consacrò la Francia come grande potenza e, con la pace di Vestfalia, fissò regole di convivenza fra gli Stati europei che durarono a lungo.

Quante persone morirono nella guerra dei trent’anni?

Non esistono cifre precise. Le stime più diffuse parlano di milioni di morti, in gran parte civili uccisi da fame ed epidemie, e di una perdita compresa fra un quinto e un terzo della popolazione nei territori tedeschi.

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Roberto Trizio
Consulente di comunicazione e web reputation, Roberto Trizio è il fondatore del gruppo divulgativo Scripta Manent. Attraverso sette canali, il network offre ogni giorno documentari e approfondimenti dall'epoca antica all'età contemporanea. Il gruppo, con 300.000 iscritti e oltre 1.5 mln di spettatori mensili, è leader in Italia per la divulgazione storica.