Ligornetto, emerge un edificio romano con tracce di metallurgia

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Ricostruzione illustrativa dell’edificio romano di Ligornetto con strada, portico e area di lavorazione dei metalli
Edificio romano e attività metallurgiche a Ligornetto

A Ligornetto, nel Canton Ticino, uno scavo archeologico aperto in un’area destinata a un nuovo edificio residenziale sta riportando alla luce un complesso di epoca romana collegato ad attività artigianali e agricole. Il nucleo principale è un edificio in muratura datato tra il II e il III secolo d.C., affacciato su una piccola strada e inserito in un settore che conserva tracce di lavorazione del ferro e del bronzo. Le indagini, condotte dal Servizio archeologia dell’Ufficio dei beni culturali, stanno così aggiungendo un nuovo tassello alla conoscenza del Mendrisiotto in età romana.

Lo scavo si trova in località Stramonte, nei pressi di via Mastri, e interessa una superficie di circa 500 metri quadrati. Le ricerche sono iniziate nel giugno 2026 nell’ambito delle verifiche archeologiche preventive previste prima della costruzione del nuovo stabile. Fin dalle prime fasi è apparso chiaro che l’area aveva conosciuto una frequentazione più antica rispetto all’edificio oggi maggiormente visibile.

Le testimonianze più remote individuate finora risalgono infatti agli ultimi decenni prima dell’inizio dell’era cristiana e sono costituite da resti di strutture lignee. Nel corso del II secolo d.C. l’area venne poi livellata e riorganizzata per permettere la costruzione di un edificio in muratura di dimensioni considerevoli rispetto allo spazio finora scavato.

Gli archeologi hanno riconosciuto almeno sei ambienti. Il fabbricato misura circa otto metri in larghezza e almeno undici in lunghezza, ma continua verso ovest oltre il limite dell’area attualmente indagata. Sul lato meridionale correva un portico largo circa tre metri, mentre alle spalle dell’edificio sono stati esplorati due ambienti di circa 16 e 20 metri quadrati. La pianta completa resta quindi ancora da ricostruire.

Tra il II e il III secolo il complesso subì diverse trasformazioni. Furono aggiunti nuovi muri divisori e nel portico venne realizzata una pedana utilizzando laterizi di reimpiego. Dietro l’edificio, inoltre, sono emerse buche di palo compatibili con strutture leggere o coperture temporanee e un piccolo percorso costruito anch’esso con mattoni riutilizzati. Sono indizi che suggeriscono un’organizzazione funzionale degli spazi esterni.

La funzione precisa dell’edificio non è ancora definita. L’assenza di focolari e di altre strutture tipicamente domestiche rende meno probabile l’interpretazione come semplice abitazione. A orientare gli archeologi verso un diverso tipo di utilizzo è soprattutto la presenza di numerose scorie ferrose e di scarti derivati dalla lavorazione del bronzo negli strati datati tra II e III secolo d.C.

Questi materiali indicano che nelle immediate vicinanze doveva svolgersi un’attività metallurgica significativa. Non è ancora possibile stabilire se il fabbricato fosse direttamente un’officina, un edificio di servizio collegato alla produzione o parte di un complesso più articolato. L’associazione tra spazi costruiti, percorsi, strutture leggere e residui di lavorazione lascia comunque intravedere un settore destinato ad attività produttive inserite in un paesaggio anche agricolo.

La vita dell’edificio sembra essersi interrotta nel III secolo in seguito a un incendio importante. Il crollo della copertura in laterizi e la presenza abbondante di carbone nei livelli di distruzione hanno permesso agli archeologi di riconoscere con chiarezza questa fase finale. Resta da capire se l’incendio sia stato accidentale o collegato a eventi più ampi che interessarono la regione.

Il sito di Stramonte è particolarmente importante perché si inserisce in un territorio già ricco di testimonianze antiche. In età romana il Mendrisiotto gravitava nell’orbita dei centri urbani di Como e Milano. Iscrizioni rinvenute in passato a Stabio e Ligornetto attestano la presenza di famiglie collegate a personaggi che ricoprirono incarichi politici in queste città.

A meno di un chilometro dallo scavo si trova inoltre la villa romana di San Pietro di Stabio, mentre nell’area sono noti ritrovamenti funerari, luoghi di culto e, per l’alto Medioevo, numerose tombe longobarde della prima metà del VII secolo. La sequenza documentata a Ligornetto mostra quindi una continuità di occupazione che attraversa più fasi storiche.

Il quadro che emerge è particolarmente utile perché documenta non un monumento isolato, ma un settore periferico dove produzione, viabilità e sfruttamento del territorio sembrano intrecciarsi. La quantità di residui metallurgici potrà inoltre aiutare a capire quali lavorazioni fossero svolte sul posto e con quale intensità. Anche lo studio dei livelli di incendio e delle successive fasi di abbandono potrà precisare quando e in quali condizioni questo spazio cessò di essere utilizzato.

Le indagini continueranno nel corso dell’autunno 2026, e potranno chiarire l’estensione dell’edificio, la cronologia delle diverse trasformazioni e il rapporto tra gli spazi costruiti e le attività produttive circostanti. Per ora il dato più rilevante è l’emergere di un settore romano che non racconta soltanto la presenza di un edificio, ma un vero paesaggio di lavoro: strada, portico, aree aperte, strutture accessorie e residui di metallurgia. È proprio questa combinazione a rendere Stramonte importante per ricostruire in modo più concreto l’economia e l’organizzazione degli insediamenti romani nel territorio a nord di Como.

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Roberto Trizio
Consulente di comunicazione e web reputation, Roberto Trizio è il fondatore del gruppo divulgativo Scripta Manent. Attraverso sette canali, il network offre ogni giorno documentari e approfondimenti dall'epoca antica all'età contemporanea. Il gruppo, con 300.000 iscritti e oltre 1.5 mln di spettatori mensili, è leader in Italia per la divulgazione storica.