Legio I Augusta: storia della legione

Un'etichetta storiografica più che un nome ufficiale: la storia della legione che portò il nome di Augusto, lo perse in battaglia e cambiò identità sul Reno.

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Legionari romani della Legio I Augusta in marcia su un sentiero montano, con vessillo LEG·I AUGUSTA e simbolo del toro, età augustea

La Legio I Augusta è una delle unità più sfuggenti dell’esercito romano, al punto che la sua stessa esistenza come legione autonoma e stabile è oggetto di discussione. Con questo nome gli studiosi indicano, più che una formazione dai contorni netti, una legione della prima età imperiale legata ad Augusto, la cui identità si intreccia con quella di altre unità «prime» del periodo. L’ipotesi più accreditata la riconosce nella legione che, dopo aver perso il titolo «Augusta» intorno al 19 a.C., sarebbe stata ribattezzata Legio I Germanica. È una storia fatta più di indizi, congetture e dibattiti che di certezze: proprio per questo merita di essere raccontata con metodo.

In termini essenziali: con il nome di Legio I Augusta la storiografia moderna indica una legione romana della prima età augustea, probabilmente di origine cesariana, identificata dalla maggior parte degli studiosi con l’unità che, perduto l’appellativo onorifico «Augusta» a seguito di una disfatta, fu in seguito nota come Legio I Germanica. Più che un nome ufficiale documentato con continuità, «I Augusta» è dunque un’etichetta ricostruttiva.

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Origini e contesto storico della Legio I Augusta

L’esercito di Augusto e la riorganizzazione delle legioni

Per capire la Legio I Augusta bisogna partire dal mondo che la genera, cioè la profonda riforma dell’esercito voluta da Augusto dopo le guerre civili. Sconfitto Marco Antonio ad Azio nel 31 a.C., Ottaviano si ritrovò con un numero enorme di legioni, frutto degli arruolamenti contrapposti dei diversi contendenti, forse una cinquantina o più. Mantenerle tutte era insostenibile sul piano economico e pericoloso su quello politico, e così il futuro Augusto procedette a congedare i veterani e a ridurre l’esercito a un nucleo permanente, dell’ordine di una trentina di legioni.

Da questa razionalizzazione nasce l’esercito stabile del principato: legioni numerate, stanziate in modo tendenzialmente fisso lungo le frontiere, affiancate da truppe ausiliarie reclutate tra i provinciali e sovrastate, a Roma, dalla guardia pretoria. La riforma toccò anche la durata del servizio, i criteri di congedo e, nel 6 d.C., la creazione di una cassa militare apposita per le liquidazioni dei veterani. In questo riordino si colloca la fitta selva di titoli onorifici che accompagnano i numeri delle legioni. Poiché molti numeri risultavano duplicati, perché ereditati da eserciti un tempo nemici, occorreva distinguere le unità con un cognome: nacquero così le numerose legioni «Augusta», «Gemina», «Macedonica» e simili. È esattamente in questo spazio semantico che va inquadrato il titolo «Augusta».

Le ipotesi sulla fondazione della Legio I Augusta

Le ricostruzioni sulla nascita della legione non coincidono, e conviene presentarle con ordine. La tesi più diffusa la fa risalire a una Legio I di età cesariana, costituita attorno al 48 a.C., che alcuni studiosi collegano addirittura, per filiazione, a una precedente prima legione di Pompeo riassorbita dopo la battaglia di Farsalo. Secondo questa lettura l’unità avrebbe combattuto nelle guerre civili, sarebbe poi passata sotto il controllo di Ottaviano dopo l’assassinio di Cesare nel 44 a.C. e lo avrebbe seguito fino ad Azio.

Una seconda questione riguarda il momento in cui compare la denominazione «Augusta». Il titolo non designa una legione fondata da zero da Augusto, ma piuttosto un’unità che a un certo punto ricevette, come riconoscimento, il cognome dell’imperatore. La saldatura tra queste ipotesi produce la ricostruzione oggi prevalente: la legione esisteva già in forma cesariana, ottenne il titolo «Augusta» nei primi anni del principato, lo perse dopo una vicenda sfortunata e proseguì la propria esistenza sotto un altro nome. Va detto con chiarezza che si tratta di una catena di inferenze, costruita incrociando poche fonti letterarie e qualche dato epigrafico, e che diversi punti restano aperti. Questo specchio di interpretazioni divergenti, lungi dall’essere un difetto, è il cuore stesso del problema storiografico della Legio I Augusta.

Nome, numero e titoli onorifici

Colonna di legionari romani della Legio I Augusta con vessillo LEG·I AVGVSTA e toro dorato, in marcia su strada iberica, età augustea

Perché «I» e perché «Augusta»

Il numero «I» colloca la legione tra le unità più antiche per ordinamento, in una logica in cui la numerazione bassa rimandava idealmente alle prime leve di un comandante. Il vero elemento di prestigio, però, è il cognome Augusta, che significa letteralmente «di Augusto» e che funzionava come marchio di un rapporto privilegiato con il princeps. Portare quel nome non era un dettaglio amministrativo, ma un atto di propaganda: la legione veniva associata in modo esplicito alla persona del fondatore dell’Impero, entrava a far parte della sua immagine, partecipava della sua aura.

Il confronto con le altre legioni «Augusta» aiuta a inquadrare il fenomeno. La Legio II Augusta, attiva per secoli in Britannia, la Legio III Augusta, lungo guardiana dell’Africa, e la Legio VIII Augusta condividono lo stesso titolo e sono unità solidamente documentate, con storie continue e ben ricostruibili. La «I Augusta» fa eccezione proprio per la sua fragilità documentaria: porta il titolo più prestigioso ma lo conserva, a quanto pare, per un tempo breve, e per questo risulta la più elusiva del gruppo. È un caso che illumina bene quanto, nella titolatura imperiale, il legame con Augusto fosse al tempo stesso un onore e una condizione revocabile.

Altri eventuali epiteti o soprannomi

A differenza di legioni che accumularono nel tempo epiteti come pia, fidelis o victrix, la Legio I Augusta non ci ha lasciato una sequenza ricca e affidabile di soprannomi ufficiali. La tradizione moderna tende a ricostruirne il profilo soprattutto in negativo, cioè a partire dalla perdita del titolo «Augusta», più che dall’acquisizione di nuovi riconoscimenti. Qualunque ulteriore epiteto le venga attribuito va quindi trattato con prudenza, distinguendo ciò che compare nelle fonti antiche da ciò che è frutto di etichette storiografiche posteriori. In questo senso la legione è un buon promemoria metodologico: non tutti i nomi che leggiamo nei repertori moderni hanno lo stesso grado di certezza documentaria.

Le principali campagne militari attribuite alla Legio I Augusta

Guerre civili e consolidamento del potere di Augusto

Secondo la ricostruzione prevalente, la legione che chiamiamo «I Augusta» attraversò la stagione conclusiva delle guerre civili al fianco di Ottaviano. Dopo il 44 a.C. l’unità sarebbe stata inquadrata nell’esercito dell’erede di Cesare e impiegata nei conflitti che portarono al regime augusteo, compresa la lunga partita contro Sesto Pompeo nel Mediterraneo occidentale e, infine, lo scontro decisivo con Antonio culminato ad Azio nel 31 a.C. Qui occorre la massima cautela: la presenza puntuale della legione nelle singole battaglie è dedotta più che attestata, e va presentata come probabile contesto operativo, non come dato certo. Ciò che è ragionevole affermare è che l’unità apparteneva al bacino di legioni con cui Ottaviano vinse la guerra civile e fondò il principato.

Le campagne in Germania e lungo il Reno

È qui che si annida il nodo più delicato e più affascinante. La tradizione lega in effetti questa prima legione al fronte germanico e alla linea del Reno, con stanziamenti nella Germania inferiore e partecipazione alle campagne contro le popolazioni transrenane. Bisogna però chiarire un punto che molte trattazioni superficiali trascurano: secondo la ricostruzione più accreditata, quando la legione opera sul Reno e nelle guerre germaniche non si chiama più «Augusta», perché il titolo era stato perduto. In altre parole, la fase germanica appartiene propriamente alla vita dell’unità come Legio I Germanica, non alla sua breve stagione «augustea».

Questo significa che attribuire alla «I Augusta» in senso stretto le campagne renane, la lunga guarnigione germanica e la fine durante la rivolta batava del 70 d.C. è impreciso: quelle vicende riguardano la stessa unità sotto un nome diverso. La distinzione non è un cavillo, ma la chiave per non sommare in un unico ritratto due fasi che le fonti tengono separate. Per chi voglia approfondire il versante renano conviene dunque seguire la storia della Legio I Germanica, dove il fronte germanico è il vero centro della narrazione.

Altre campagne (Bretagna, Oriente, Danubio) se applicabili

Il fronte su cui invece la fase propriamente «augustea» della legione lascia tracce più solide non è il nord, ma l’occidente iberico. Le campagne contro Cantabri e Asturi, condotte da Augusto a partire dal 26 a.C. circa e protrattesi fino al 19 a.C. e oltre, videro impegnate diverse legioni, e tra queste compare una «prima» legione che gli studiosi identificano con la nostra. Si tratta di operazioni durissime, condotte su un terreno montuoso e ostile, che misero a dura prova l’esercito romano.

Quanto a teatri come la Britannia, l’Oriente o il Danubio, non esistono attestazioni affidabili che vi colleghino specificamente la «I Augusta» nella sua fase con questo titolo. È utile ribadirlo, perché la facilità con cui in rete si attribuiscono campagne a legioni omonime o quasi omonime genera errori ricorrenti. Quando una fonte sembra collocare una «prima legione» in una regione lontana, il primo lavoro dello storico è capire di quale «prima» si stia parlando, dato che più unità portavano il numero I con cognomi diversi.

Basi, spostamenti e guarnigioni della Legio I Augusta

Legionari della Legio I Augusta in marcia verso un accampamento romano fortificato in Hispania, con vessillo LEG·I AVGVSTA e toro, età augustea

Primi accampamenti e stanziamenti sotto Augusto

Nei primi decenni del principato la legione risulta legata alla Hispania Tarraconensis, la grande provincia dell’attuale Spagna settentrionale e centrale, dove fu impiegata nelle guerre cantabriche e nelle successive operazioni di pacificazione. In questo contesto, accanto ad altre legioni, fu coinvolta anche in attività non strettamente belliche ma tipiche del modo romano di occupare un territorio, come la fondazione e la costruzione di colonie destinate ai veterani. La funzione strategica di queste basi era duplice: tenere sotto controllo regioni appena sottomesse e radicare la presenza romana attraverso insediamenti stabili, strade e infrastrutture. La penisola iberica, in questa fase, fu uno dei grandi cantieri militari e civili dell’Impero nascente.

Trasferimenti e riorganizzazioni nel corso del I secolo

La traiettoria successiva della legione è inseparabile dalla perdita del titolo «Augusta», collocata dalla tradizione intorno al 19 a.C. Dopo la fase iberica, l’unità fu trasferita verso il Reno, nella Germania inferiore, dove andò a presidiare il fronte settentrionale con base, nel corso dei decenni, in centri come Colonia e poi Bonn. È in questo passaggio che cambia di fatto la sua identità: la legione che era stata, almeno per un periodo, la «I Augusta» prosegue la propria vita come Legio I Germanica, fino allo scioglimento dei suoi resti dopo la rivolta batava del 70 d.C., quando i superstiti confluirono in un’altra legione.

In sintesi, la Legio I Augusta segue una parabola che va dalle guerre civili e dall’Iberia augustea al Reno germanico, ma con una cesura fondamentale: il titolo «Augusta» appartiene solo al primo tratto del percorso. Ricostruire questa traiettoria significa, più che seguire una linea continua, ricomporre i frammenti di un’unità che cambia nome e collocazione nel giro di pochi decenni.

Struttura interna e vita quotidiana nella Legio I Augusta

Organizzazione di una legione in età augustea

Anche se i dati specifici sulla «I Augusta» sono scarsi, possiamo descriverne con buona approssimazione la fisionomia richiamando la struttura tipica di una legione di età augustea. Si trattava di un corpo di circa cinquemila uomini, articolato in dieci coorti suddivise in centurie, comandate dai centurioni, la spina dorsale dell’esercito. Al vertice stava il legatus legionis, di rango senatorio, affiancato dai tribuni e dal praefectus castrorum, responsabile dell’accampamento. Attorno alla legione gravitavano le truppe ausiliarie, reclutate tra i non cittadini e organizzate in coorti di fanteria e ali di cavalleria, che fornivano competenze e mobilità complementari rispetto alla fanteria pesante legionaria.

L’età augustea, in particolare, è il momento in cui questa struttura si stabilizza e diventa permanente. Il servizio militare assume durata fissa e prospettive di carriera definite, l’arruolamento privilegia i cittadini romani per le legioni e i provinciali per gli ausiliari, e l’intero apparato si trasforma da strumento delle ambizioni dei singoli comandanti in istituzione stabile dello Stato. Contestualizzare la legione in questo preciso passaggio, e non genericamente nell’alto impero, aiuta a coglierne la natura di unità nata sul crinale tra il vecchio esercito repubblicano e il nuovo esercito imperiale.

Vita nel campo: disciplina, addestramento, religione militare

La vita quotidiana di un legionario augusteo era scandita da addestramento, marce, esercitazioni con le armi e, in misura rilevante, da lavori di costruzione: campi fortificati, strade, ponti, opere che fecero dell’esercito una delle grandi forze ingegneristiche del mondo antico. La disciplina, severa e codificata, era il collante che teneva insieme migliaia di uomini lontani da casa per anni.

Un tratto specificamente augusteo è il peso crescente della dimensione religiosa e propagandistica legata all’imperatore. Le insegne erano oggetto di culto, custodite in un sacrario all’interno dell’accampamento, e attorno ad esse ruotavano riti e giuramenti. Sotto Augusto si rafforza inoltre la connessione simbolica tra l’esercito e la figura del princeps, attraverso il giuramento di fedeltà, la presenza dell’effigie imperiale e la celebrazione delle ricorrenze legate alla casa regnante. Per una legione che portava, sia pure temporaneamente, il nome stesso dell’imperatore, questa dimensione doveva essere particolarmente sentita: il titolo «Augusta» non era solo un’etichetta, ma un vincolo identitario.

Simboli, insegne e identità visiva della legione

Aquila, signa e iconografia legata ad Augusto

Come ogni legione, anche l’unità che chiamiamo «I Augusta» aveva al centro della propria identità l’aquila legionaria, l’insegna sacra la cui perdita era considerata un disonore gravissimo, e i signa, le insegne delle singole coorti e manipoli. Proprio la perdita di un’aquila o una grave disfatta sono, secondo la tradizione, all’origine della sottrazione del titolo «Augusta» alla legione, segno di quanto fosse stretto il legame tra onore delle insegne e onore del nome imperiale.

Sull’emblema specifico della legione occorre prudenza. Le unità di tradizione cesariana adottavano spesso il toro come simbolo, e per questa via si è ipotizzato che anche la nostra legione lo portasse, ma non esistono prove dirette e sicure riferibili in modo univoco alla fase «Augusta». Conviene anche evitare un equivoco frequente: il capricorno, segno astrologico caro ad Augusto, è l’emblema documentato di altre legioni augustee come la II Augusta, e non va automaticamente trasferito alla «I Augusta». Anche sul piano iconografico, insomma, la legione si presta più alle domande aperte che alle risposte definitive.

Rappresentazioni moderne: rievocazioni, cinema, merchandising storico

Oggi le legioni augustee godono di grande fortuna nell’immaginario collettivo, e le loro insegne sono riprodotte in rievocazioni storiche, allestimenti, illustrazioni e oggettistica a tema. Questo interesse è prezioso, ma porta con sé una responsabilità: rappresentare correttamente simboli e titoli, evitando di attribuire alla «I Augusta» emblemi o imprese che le fonti non confermano. Per una legione dai contorni così incerti, la divulgazione seria consiste anche nel dichiarare ciò che non sappiamo. Chi realizza o acquista riproduzioni di vessilli e insegne può fare di questa onestà un valore aggiunto, accompagnando l’oggetto con il racconto delle ipotesi e dei dibattiti che lo riguardano, invece di spacciare congetture per certezze.

La Legio I Augusta nelle fonti antiche

Autori antichi che la menzionano

Le fonti letterarie che permettono di ricostruire questa legione sono poche e indirette. Il riferimento più citato è un passo di Cassio Dione, che ricorda come una legione fosse stata privata del titolo «Augusta» in seguito a un comportamento ritenuto indegno, episodio che gli studiosi collegano proprio alla nostra unità e alla vicenda iberica di fine I secolo a.C. Altri autori dell’età giulio-claudia, come Tacito e Velleio Patercolo, offrono il quadro generale delle guerre germaniche e delle legioni del Reno, utile soprattutto per la fase successiva, quando l’unità opera ormai come Legio I Germanica. Anche in questo caso vale la regola d’oro: distinguere ciò che le fonti dicono espressamente da ciò che noi inferiamo collegando passi diversi.

Epigrafia, iscrizioni e monumenti

Sul versante epigrafico, le attestazioni riferibili con sicurezza alla «I Augusta» nella sua fase con questo titolo sono scarse, ed è anche per questo che la sua identificazione resta problematica. Le iscrizioni, le lapidi funerarie dei legionari e i bolli su materiali da costruzione tendono a riportare il numero e il cognome dell’unità: quando il cognome è proprio quello revocato, le tracce si fanno rare e ambigue. Documentazione più consistente esiste invece per la legione nella sua veste renana e per le altre legioni «Augusta», il che paradossalmente aiuta a delimitare per differenza il profilo della nostra. Più che una tabella di attestazioni sicure, dunque, il dossier epigrafico della «I Augusta» è un elenco di indizi da maneggiare con cautela, dove ogni voce andrebbe accompagnata da un punto interrogativo sulla datazione e sull’identificazione.

Dibattiti storiografici e problemi aperti

Esiste davvero una «Legio I Augusta» distinta e stabile?

È la domanda di fondo. Una parte della letteratura tratta la «I Augusta» come una legione identificabile, sia pure per una fase limitata; un’altra preferisce vederla come una fase, un titolo o una trasformazione di un’unità che conosciamo meglio sotto altri nomi, in primo luogo la Legio I Germanica. La distanza tra le due posizioni non è soltanto terminologica: stabilire se «I Augusta» indichi una legione o un momento nella vita di una legione cambia il modo in cui leggiamo le fonti e attribuiamo le imprese.

A complicare il quadro contribuisce la confusione con altre legioni «prime» dotate di titoli simili. Nel I secolo coesistevano più unità contrassegnate dal numero I con cognomi diversi, e non sempre le fonti, antiche o moderne, sono precise nel distinguerle. Riconoscere questa ambiguità è il primo passo per non costruire ritratti fittiziamente compatti di una legione che, allo stato delle conoscenze, resta in gran parte un’ipotesi di lavoro.

Questioni di cronologia, di titolatura e di identificazione archeologica

I problemi aperti si possono raggruppare in tre famiglie. Il primo è cronologico: quando esattamente l’unità ottiene il titolo «Augusta» e quando lo perde non è fissabile con precisione, e la data del 19 a.C. è essa stessa una ricostruzione probabile più che un dato granitico. Il secondo è di titolatura: dimostrare la continuità tra la legione «augustea» e quella «germanica» richiede di tenere insieme indizi sparsi, e ogni anello della catena può essere messo in discussione. Il terzo è archeologico: collegare un determinato ritrovamento, una lapide o un bollo proprio a questa legione, e non a un’altra «prima», è spesso impossibile senza elementi dirimenti. Tenere distinti questi piani è il modo corretto di trattare un dossier in cui l’incertezza non è un’eccezione, ma la regola.

Eredità storica e percezione moderna della Legio I Augusta

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Il mito delle legioni di Augusto nell’immaginario contemporaneo

Le legioni dell’età di Augusto esercitano un fascino particolare sull’immaginario contemporaneo, alimentato da romanzi, film, serie televisive, videogiochi e da una vasta divulgazione popolare. Sono percepite come il volto della Roma al suo apice, l’epoca in cui l’Impero prende forma e l’esercito diventa la macchina ordinata e disciplinata che conosciamo. La «I Augusta», pur non avendo la notorietà di unità più celebri, partecipa di questa aura proprio in virtù del titolo che la lega al primo imperatore.

Perché studiare oggi la Legio I Augusta

Si potrebbe obiettare che non vale la pena dedicare attenzione a una legione dai contorni così incerti. È vero il contrario. Studiare la Legio I Augusta significa toccare con mano come si costruisce, e si decostruisce, la conoscenza storica: come si pesano le fonti, come si distinguono i fatti dalle inferenze, come si evita di scambiare un’etichetta moderna per un dato antico. La sua vicenda illumina inoltre snodi cruciali del periodo, dalla riforma augustea dell’esercito al funzionamento della propaganda imperiale, fino alla logica dei titoli onorifici come strumento di legittimazione. In fondo, una legione che cambia nome, perde un titolo e si confonde con altre racconta meglio di tante unità gloriose quanto fosse fluida e politicamente carica l’identità militare romana agli albori dell’Impero.

Domande frequenti (FAQ)

Che cos’è la Legio I Augusta? È il nome con cui la storiografia moderna indica una legione romana della prima età augustea, probabilmente di origine cesariana. Più che una formazione autonoma e stabile, «I Augusta» è in larga parte un’etichetta ricostruttiva, riferita all’unità che avrebbe poi perso il titolo «Augusta» ed è identificata con la Legio I Germanica.

La Legio I Augusta e la Legio I Germanica sono la stessa legione? Secondo l’ipotesi più accreditata sì: si tratterebbe della stessa unità in due fasi diverse. «I Augusta» indica la fase iniziale, con il titolo onorifico legato ad Augusto; «I Germanica» la fase successiva, sul Reno, dopo la perdita di quel titolo collocata intorno al 19 a.C.

Perché la legione avrebbe perso il titolo «Augusta»? La tradizione, basata su un passo di Cassio Dione, lega la perdita del cognome a una disfatta o a un comportamento ritenuto indegno, probabilmente durante le guerre cantabriche in Spagna. Togliere il nome dell’imperatore era una punizione per il disonore subito sul campo.

Dove combatté la Legio I Augusta? Nella sua fase «augustea» è associata soprattutto alle guerre civili al fianco di Ottaviano e alle campagne cantabriche in Hispania Tarraconensis. Le campagne germaniche lungo il Reno appartengono invece alla fase successiva, quando l’unità era ormai nota come Legio I Germanica.

Qual era il simbolo della Legio I Augusta? Non è noto con certezza. Le legioni di tradizione cesariana usavano spesso il toro, e si è ipotizzato lo stesso per questa unità, ma mancano prove dirette. Il capricorno, spesso associato ad Augusto, è invece l’emblema documentato di altre legioni come la II Augusta e non va attribuito automaticamente alla I Augusta.

Va confusa con la Legio II Augusta? No. La Legio II Augusta è un’unità distinta e ben documentata, attiva per secoli in Britannia, con il capricorno come emblema. Condivide solo il titolo «Augusta», ma ha storia, numero e vicende del tutto diverse dalla I Augusta.

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Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.
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Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.