Mussolini voleva la guerra? Analisi di un azzardo sbagliato

Dal Patto d'Acciaio alla dichiarazione del 10 giugno 1940: come un regime costruito sull'esaltazione della guerra si trovò impreparato a combatterla, e perché Mussolini scommise su un conflitto breve che non finì mai come previsto.

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Ufficiale fascista in uniforme militare consulta documenti del Ministero delle Corporazioni alla scrivania, con iscrizioni 'Roma o Morte' e 'Dux e Impero' sullo sfondo, Roma

Roma, 26 agosto 1939. Mentre le divisioni corazzate tedesche si ammassano ai confini della Polonia, Benito Mussolini siede al tavolo dello studio di Palazzo Venezia e scrive una lettera ad Adolf Hitler. Non è una lettera trionfante, né l'ardente dichiarazione di solidarietà tra alleati che il Patto d'Acciaio, firmato tre mesi prima, avrebbe lasciato presagire. È una lista. Sei milioni di tonnellate di carbone, due milioni di acciaio, sette milioni di oli minerali, centocinquantamila tonnellate di rame, quantità precise di molibdeno, tungsteno, titanio, zirconio. Un inventario sterminato di ciò che le forze armate italiane non posseggono e senza. . .

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