Ritrovata a Blois una pagina perduta del Palinsesto di Archimede

Il ricercatore del Cnrs, Victor Gysembergh: «A Blois è riemersa una pagina del Palinsesto di Archimede, un tesoro di testi perduti che cercavamo da un secolo»

0

Blois, Francia — Tutto è iniziato quasi per scherzo. Victor Gysembergh, ricercatore del Centro nazionale francese per la ricerca scientifica, stava parlando con alcuni colleghi quando ha lanciato una proposta apparentemente bizzarra: «Andiamo a vedere se a Blois c’è un palinsesto». Sembrava una battuta, una di quelle idee dette senza troppe aspettative. E invece proprio da lì è partita una scoperta filologica tra le più sorprendenti degli ultimi decenni: una pagina perduta del celebre Palinsesto di Archimede, riemersa nelle riserve del Museo delle Belle Arti di Blois, dove era rimasta dimenticata per decenni, forse addirittura per quasi un secolo.

Il manoscritto di cui si parla è uno dei documenti più affascinanti e celebri nella storia della scienza. Archimede, considerato tra i più grandi matematici e inventori di sempre, visse a Siracusa nel III secolo a.C. A lui si devono scoperte fondamentali, tra cui il celebre principio di Archimede, cioè la spinta che un liquido esercita su un corpo immerso. Secondo la tradizione, avrebbe avuto questa intuizione uscendo dal bagno, al punto da esclamare il famoso «Eureka!».

Nel corso dei secoli, i suoi scritti furono copiati e tramandati fino a confluire in un palinsesto, cioè un manoscritto in pergamena il cui testo originario veniva raschiato via per poter riutilizzare il supporto, a volte anche più di una volta. In questo caso, la copia delle opere di Archimede risale al X secolo d.C., quando un amanuense trascrisse i testi del grande studioso siracusano. Circa due secoli dopo, però, quella scrittura venne cancellata e la pergamena fu riutilizzata per realizzare un libro di preghiere cristiano.

Ciò che rende questo manoscritto così prezioso per gli studiosi è la straordinaria ricchezza dei suoi contenuti. Il Palinsesto di Archimede, infatti, non tramanda soltanto trattati matematici, ma anche testi di carattere filosofico, letterario e religioso. Non a caso Victor Gysembergh lo ha definito con entusiasmo un vero e proprio «tesoro di testi perduti dell’antichità».

La sua vicenda, però, non è importante solo dal punto di vista culturale: è anche una storia avventurosa, segnata da sparizioni, ritrovamenti e misteri. Nel XIX secolo il manoscritto era custodito dal Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme, all’interno di una biblioteca di Costantinopoli, l’attuale Istanbul. Fu lì che nel 1906 lo storico danese Johan Ludvig Heiberg lo individuò e ne fotografò con grande cura tutte le pagine. In seguito, durante la Prima guerra mondiale, il documento scomparve senza lasciare traccia.

Per anni non se ne seppe più nulla, finché riapparve in modo piuttosto enigmatico nella collezione privata di una famiglia francese, che nel 1998 decise di metterlo all’asta. Ad acquistarlo fu un imprenditore occidentale rimasto anonimo. Secondo alcune fonti citate dal settimanale tedesco Der Spiegel, si sarebbe potuto trattare di Jeff Bezos, ma l’identità del proprietario non è mai stata confermata ufficialmente. Il manoscritto comprato nel 1998 comprendeva 177 pagine, ma già allora risultavano assenti tre fogli, di cui si era completamente persa ogni traccia.

È a questo punto che entra in gioco la scoperta di Victor Gysembergh, annunciata sulle pagine della rivista accademica tedesca Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik. Il ricercatore, che ha raccontato di cercare palinsesti in biblioteche e archivi anche per passione personale, stava consultando Arca, una banca dati di manoscritti digitalizzati, quando si è imbattuto quasi per caso in un codice greco conservato nel museo di Blois. La scoperta lo ha colto di sorpresa: «È stato del tutto inatteso imbattersi in un manoscritto greco», ha spiegato. «E ancora di più trovare un trattato scientifico del X secolo».

A quel punto è iniziato il confronto con le fotografie realizzate da Johan Ludvig Heiberg nel 1906. E i riscontri sono stati impressionanti: la grafia coincideva, così come le figure geometriche e perfino alcuni errori di copiatura. Tutti gli indizi portavano nella stessa direzione. Non c’erano più dubbi: quel foglio era una delle tre pagine scomparse del Palinsesto di Archimede.

Il foglio ritrovato contiene, su un lato, il trattato Sulla sfera e il cilindro, in cui Archimede espose per la prima volta in modo rigoroso e sistematico il calcolo della superficie e del volume della sfera: un risultato geometrico straordinario, destinato a rimanere insuperato per secoli. Sul lato opposto, invece, gli studiosi hanno individuato un disegno aggiunto con ogni probabilità nel Novecento, forse per accrescere il valore commerciale del manoscritto. Per riportare alla luce il testo nascosto sotto questo intervento più recente, Gysembergh prevede di utilizzare nei prossimi mesi tecniche diagnostiche avanzate, come l’analisi multispettrale e la fluorescenza a raggi X, già applicate con successo nello studio e nel restauro di altri manoscritti danneggiati.

La portata di questa scoperta va ben oltre il recupero di un singolo foglio. Fino a poco tempo fa non c’erano motivi concreti per sperare di ritrovare anche le altre due pagine mancanti. Oggi, invece, questa possibilità non sembra più così remota. Per questo Gysembergh ha rivolto un appello a istituzioni e collezionisti privati: chiunque conservi manoscritti greci del Medioevo dovrebbe controllare con attenzione, perché tra quei documenti potrebbe nascondersi uno dei fogli ancora dispersi. Così, da una battuta nata quasi per caso in ufficio, si è arrivati a riaprire la ricerca su uno dei tesori scientifici più antichi e preziosi della storia umana.

Articolo precedenteGli imperatori gallici: quando l’Impero delle Gallie si staccò da Roma
Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.