Pesci fossili: svelata la vita sociale di 50 milioni di anni fa

Un banco di 259 pesci travolto da una duna nell'Eocene: lo studio che dimostra come la vita sociale non sia cambiata

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A Katsuyama, una piccola città nella Prefettura di Fukui, è iniziata una straordinaria ricerca che ha permesso di svelare i segreti della vita sociale acquatica di un’epoca lontanissima. Tutto è partito dal Museo del Dinosauro, dove il biologo Nobuaki Mizumoto ha scoperto una lastra di scisto calcareo grigiastro con un reperto eccezionale: un intero banco di pesci fossilizzato.

La roccia, che proviene dalla famosa Formazione di Green River negli Stati Uniti, ci offre una finestra sulla vita che pullulava nei grandi laghi del Wyoming, Colorado e Utah durante l’Eocene. Questo complesso geologico è rinomato in tutto il mondo per la sua incredibile capacità di preservazione. Il merito è dei fondali lacustri poveri di ossigeno, un ambiente perfetto che ha protetto i resti dalla decomposizione e dai predatori.

La lastra in questione, che misura cinquantasette centimetri in lunghezza e trentasette in altezza, è una vera e propria fotografia preistorica, contenente le impronte di ben duecentocinquantanove esemplari della specie estinta Erismatopterus levatus.

Questi piccoli esemplari, lunghi tra i dieci e i ventitré millimetri, erano chiaramente dei giovani o delle larve, considerando che gli adulti di questa specie raggiungevano abitualmente i sei centimetri. L’identificazione è stata possibile grazie a un’analisi dettagliata delle pinne dorsali: due spine e sei o sette raggi molli, oltre alla posizione delle pinne pelviche, collocata nella zona sub-toracica.

Ciò che ha sbalordito i ricercatori è stata la disposizione degli animaletti sulla pietra, un allineamento quasi perfetto con la quasi totalità dei pesciolini rivolta nella stessa direzione. Un simile ordine non è casuale: suggerisce un movimento coordinato, una vera e propria strategia di sopravvivenza collettiva.

Per confermare questa ipotesi, i ricercatori hanno elaborato un migliaio di simulazioni informatiche. I risultati sono stati inequivocabili: i pesci non si erano aggregati passivamente dopo la morte, ma stavano nuotando attivamente, seguendo precise regole sociali.

Uno studio affascinante ha rivelato che questi antichi organismi adottavano due regole base per l’auto-organizzazione: si tenevano a distanza dai vicini più prossimi per evitare di scontrarsi, ma al tempo stesso restavano uniti ai compagni più lontani per non disperdersi. Questo complesso comportamento sociale, dunque, ha radici evolutive che risalgono a ben cinquanta milioni di anni fa.

La scena è stata congelata nel tempo da un evento catastrofico e improvviso che non ha lasciato scampo al gruppo. L’ipotesi più accreditata è il crollo di una duna sabbiosa in acque poco profonde, un incidente che in pochi istanti avrebbe sommerso e sigillato il banco. Non manca, però, chi propone una dinamica diversa: i pesci potrebbero essere rimasti intrappolati in una fitta rete di alghe filamentose che, appesantendosi con i sedimenti, sarebbe affondata dolcemente, depositando gli animali in modo ordinato sul fondo.

Le antiche acque dei laghi Gosiute e Uinta nascondevano pericoli: erano l’habitat di temibili predatori come i grandi Diplomystus o i Mioplosus. Per questo, nuotare in gruppo era una strategia di sopravvivenza vitale per i giovani pesci, che potevano così sfruttare l’effetto di “confusione sensoriale” per disorientare gli aggressori.

Il banco fossile ritrovato lo dimostra: la sua forma allungata e la maggiore densità al centro sono caratteristiche tipiche delle strategie anti-predatorie. Gli individui si stringevano al centro, cercando posizioni protette per ridurre il rischio di essere catturati. Solo otto esemplari nel reperto mostrano una direzione diversa rispetto alla massa, un dettaglio che potrebbe essere dovuto a piccoli movimenti durante la sepoltura o a tentativi individuali di fuga.

Immaginate il paesaggio dell’Eocene: un ambiente subtropicale, con temperature così miti da essere l’habitat ideale per coccodrilli e foreste rigogliose di palme e sicomori. È in queste acque che nuotavano i piccoli pesci come l’Erismatopterus levatus.

La Formazione di Green River, la cui geologia ci racconta questa stabilità climatica, è composta da strati di fango calcareo così fine da aver conservato reperti incredibili, come le delicate membrane alari degli insetti o persino le impronte delle piante con i segni dei morsi dei parassiti.

In questo scenario, il ritrovamento di un intero banco di Erismatopterus levatus è un indizio fondamentale. Dimostra infatti che le interazioni sociali non sono affatto una “novità” dell’evoluzione. Sono una strategia biologica collaudata ed efficace che funziona e resiste da milioni di anni.

La scoperta di questo reperto è avvenuta quasi per caso. Mizumoto, un esperto di comportamento animale che solitamente studia i termitai, era in vacanza quando ha riconosciuto il valore scientifico della lastra. Grazie alla collaborazione tra istituzioni giapponesi e americane, una semplice curiosità museale si è trasformata in un momento cruciale per la paleontologia comportamentale.

Questo fossile non ci restituisce una statica immagine di pietra, ma la foto di un vero e proprio balletto coordinato di un gruppo di esseri viventi. Le analisi statistiche lo hanno confermato: l’orientamento uniforme del gruppo, cioè la direzione comune, era impressionante, raggiungendo livelli di polarizzazione simili a quelli che si osservano oggi in specie marine come le aringhe.

Osservare questa istantanea del passato ci permette di comprendere quanto sia profonda l’eredità dei comportamenti collettivi nella storia della vita. Ogni minuscolo pesce fossilizzato nello scisto calcareo partecipava a un sistema sociale regolato da principi elementari ma estremamente efficaci, gli stessi che ancora oggi garantiscono la sopravvivenza di innumerevoli specie. Questo reperto non è solo un affascinante oggetto da museo, ma un capitolo cruciale per ricostruire l’evoluzione della socialità animale.

Gli scienziati ora sperano di scoprire altri esempi di questi comportamenti “cristallizzati” dal tempo, magari coinvolgendo altri gruppi faunistici come crostacei o mammiferi, per tracciare una mappa completa del percorso evolutivo della coordinazione di massa. Resta l’emozione di contemplare un istante di cinquanta milioni di anni fa: un movimento collettivo interrotto all’improvviso e preservato per millenni, che continua a svelarci come la vita abbia imparato a cooperare per affrontare le sfide del mondo esterno.

Image Credit: https://www.focus.it/scienza/scienze/un-banco-di-pesci-di-50-milioni-di-anni-fa

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Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.