A Cassino, proprio ai margini del centro storico, è emerso un patrimonio di eccezionale valore risalente all’epoca romana antica, grazie a una serie di indagini archeologiche ben pianificate. Queste operazioni, iniziate alla fine di gennaio del 2026, sono il risultato di una stretta sinergia tra il Parco Archeologico del Sannio e l’amministrazione comunale. L’obiettivo era esplorare il sottosuolo in un’area già nota per il possibile rinvenimento di resti monumentali. La scintilla che ha dato il via alle ricerche è stata l’individuazione di significative “anomalie” negli strati sotterranei da parte di un team di topografi, che ha utilizzato sofisticati strumenti a onde elettromagnetiche.
Per diversi giorni, una squadra di archeologi, geologi e tecnici specializzati ha lavorato sul campo con la massima cura. Hanno scavato strato dopo strato, seguendo un protocollo scientifico rigoroso, per garantire la validità delle loro scoperte. Gli scavi hanno portato alla luce più di centoventi reperti, coprendo un periodo che va dal secondo secolo avanti Cristo al primo secolo dopo Cristo. Questo prezioso intervallo cronologico offre una finestra sulla fase repubblicana e imperiale di Casinum, l’antica e fiorente città che un tempo sorgeva qui.
Tra i ritrovamenti più importanti spiccano numerosi frammenti di ceramica decorata e una notevole collezione di monete in bronzo con i ritratti degli imperatori Augusto e Tiberio. Di grande interesse è anche il recupero di una piccola statuetta in terracotta che raffigura una divinità femminile. Questo oggetto suggerisce l’esistenza di antichi riti religiosi domestici o la presenza di un luogo di culto nelle vicinanze. Oltre a queste scoperte, gli scavi hanno portato alla luce un’ampolla in vetro verde contenente residui organici, che saranno analizzati chimicamente, e diversi elementi architettonici in pietra.
Un ritrovamento di grande impatto è un frammento di pietra che reca un’iscrizione in latino: potrebbe essere la prova dell’esistenza di una confraternita religiosa o di un’associazione di artigiani del luogo. La posizione del sito, vicino a un antico tratto della via Appia, fa pensare che l’area fosse un importante insediamento agricolo o un centro per gli scambi commerciali. Tra gli altri resti, si distinguono porzioni di pavimenti in cocciopesto, una tecnica edilizia romana di pregio. Questo dettaglio suggerisce che la struttura potesse essere una lussuosa dimora aristocratica o, in alternativa, un importante edificio pubblico.
Questi ritrovamenti hanno attirato l’attenzione del mondo accademico, con il coinvolgimento diretto di docenti dell’Università degli Studi di Napoli. Gli esperti concordano sul fatto che la scoperta di materiali così importanti, conservati in strati indisturbati, imponga una revisione della cronologia della colonizzazione romana in quest’area specifica. Finora, infatti, si tendeva a considerare la zona più come un semplice punto di passaggio che come un vero e proprio centro culturale autonomo. La profondità a cui sono stati rinvenuti gli oggetti, circa un metro e venti centimetri sotto il livello del suolo attuale, è stata cruciale: ha permesso una conservazione eccezionale, proteggendoli dall’usura del tempo e dalle attività umane successive.
L’entusiasmo per queste scoperte ha contagiato l’intera comunità locale. Nonostante ciò, non sono mancate le preoccupazioni tra i commercianti del centro, timorosi delle possibili chiusure stradali necessarie per proseguire gli scavi. Il sindaco, tuttavia, ha subito rassicurato tutti: questi tesori rappresentano un’opportunità unica per riscoprire l’identità della città, le cui radici affondano in un passato ben più lontano della celebre fondazione del monastero benedettino. Per garantire la tutela dell’area, il comune ha già istituito una zona di rispetto e avviato tutte le procedure per proteggere il sito archeologico.
Tutti i reperti archeologici recuperati sono stati portati al museo archeologico cittadino. Lì, esperti restauratori si prenderanno cura di questi delicati materiali e li sottoporranno a processi di datazione, come l’analisi del carbonio, per scoprirne l’età esatta.
L’obiettivo delle istituzioni è chiaro: rendere questi ritrovamenti accessibili al pubblico il prima possibile. L’assessore alla cultura ha già annunciato che verrà organizzata una mostra itinerante e che una nuova sala espositiva permanente aprirà i battenti il prossimo autunno. Questo importante progetto è finanziato grazie ai fondi regionali destinati alla valorizzazione del patrimonio storico per il 2026.
Queste testimonianze, emerse dalla terra dopo millenni, sono fondamentali. Offrono infatti nuovi e preziosi indizi per comprendere meglio il ruolo cruciale che questa zona ha avuto nelle dinamiche economiche e sociali che un tempo collegavano il sud dell’Italia al cuore dell’Impero Romano.
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