Un ritrovamento eccezionale è avvenuto presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze! All’interno del prestigioso Fondo Magliabechiano è spuntata una copia a stampa dell’Almagesto di Claudio Tolomeo, pubblicata a Basilea nel 1551, che nasconde un tesoro inestimabile: numerose annotazioni autografe di Galileo Galilei. Una scoperta di straordinario valore, fondamentale per comprendere meglio il percorso intellettuale di uno dei più grandi geni della storia. Questo risultato è il frutto di un meticoloso lavoro di indagine durato circa tre anni, condotto da Ivan Malara, assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Milano, impegnato a mappare tutte le edizioni dell’opera tolemaica studiate dallo scienziato pisano.
Il volume in questione è la traduzione latina di un’opera astronomica fondamentale che, per oltre un millennio, ha rappresentato il testo di riferimento in Europa e nel mondo islamico. L’opera originale si compone di ben tredici volumi, e la copia conservata a Firenze si distingue per le note fitte e dettagliate presenti nei primi cinque tomi. La certezza che questi appunti siano di mano di Galileo non è solo una prima impressione visiva: è stata infatti confermata da accurate perizie grafologiche. Gli esperti hanno riscontrato una grafia quasi identica a quella nota del grande scienziato, oltre a una perfetta corrispondenza di contenuti e idee con altri suoi scritti.
Galileo avrebbe scritto questi appunti tra il 1589 e il 1592, un periodo fondamentale della sua vita in cui era professore di matematica all’Università di Pisa. In quegli anni, il giovane scienziato si immergeva con grande serietà nello studio delle teorie geocentriche che l’opera Almagesto esponeva con una notevole complessità matematica. Gli appunti ritrovati sono per lo più di natura tecnica: Galileo non si limitava a leggere, ma analizzava, chiariva e talvolta spiegava i passaggi geometrici più difficili del testo di Tolomeo. Si percepisce il suo sforzo costante nel voler capire a fondo il sistema che, in seguito, avrebbe superato grazie alle sue rivoluzionarie osservazioni con il telescopio.
Un aspetto di grande interesse emerge in un passaggio specifico: invece di lanciarsi in una confutazione puramente teorica, Galileo annota che l’esperienza diretta suggerisce una realtà diversa da quella descritta nel testo. Questa nota è una testimonianza preziosa della nascita del metodo sperimentale. Già in giovane età, Galileo poneva l’osservazione della natura al di sopra dell’autorità degli antichi, pur riconoscendo il valore matematico delle loro opere. Queste annotazioni non mirano a demolire il sistema tolemaico, ma rivelano piuttosto un’analisi attenta e critica, volta a comprendere la logica matematica che regola i movimenti del Sole, della Luna e dei pianeti allora noti.
Oltre all’aspetto puramente scientifico, il ritrovamento getta luce su un tratto umano e spirituale meno noto di Galileo: tra le pagine è stata infatti individuata una preghiera manoscritta. Testimonianze dell’epoca raccontano che lo scienziato era solito raccogliersi in orazione prima di affrontare la lettura dell’Almagesto. Riconosceva nell’opera di Tolomeo un testo di tale difficoltà da richiedere non solo il massimo impegno intellettuale, ma anche un aiuto divino per essere pienamente compreso. Questa pratica svela il profondo rispetto che Galileo nutriva per la complessità del cosmo e per le opere degli antichi, considerate degne di un approccio quasi sacro.
La direttrice della Biblioteca Nazionale, Elisabetta Sciarra, insieme a un gruppo di esperti e docenti universitari, ha espresso grande soddisfazione per questo ritrovamento. Si tratta di un risultato che arricchisce il già importantissimo Fondo Galileiano conservato a Firenze.
Il recupero di queste annotazioni a margine (le “postille”) è fondamentale: ci permette infatti di capire meglio come Galileo abbia studiato i testi classici dell’astronomia. La sua rivoluzione, insomma, non è nata dal nulla, ma è il frutto di uno studio intenso e di un confronto meticoloso con i grandi del passato che lo avevano preceduto.
L’analisi di queste carte continuerà a svelare nuovi dettagli sull’evoluzione del pensiero che ha gettato le basi della scienza moderna. Tutto ciò conferma quanto sia cruciale la ricerca negli archivi storici per riportare alla luce aspetti essenziali della vita intellettuale dei nostri massimi pensatori.




