Salotto inglese, primi decenni dell'Ottocento, le cinque del pomeriggio. Una signora versa il tè da una teiera di porcellana cinese in tazze altrettanto cinesi, aggiunge lo zucchero, offre. È il gesto più quotidiano e più rassicurante che si possa immaginare, l'incarnazione stessa della domesticità borghese, della civiltà, della pace di una casa rispettabile. Niente di più innocente di una tazza di tè.
Eppure dietro quella tazza c'è una catena lunghissima e tutt'altro che pacifica. Ci sono le piantagioni di tè nella Cina meridionale, le navi della Compagnia delle Indie che solcano gli oceani, l'argento che. . .



