La sera, prima del telegiornale, qualcuno ci dice che tempo farà domani, dopodomani, fino al fine settimana. Dietro quelle mappe colorate ci sono satelliti in orbita, reti di stazioni a terra, supercalcolatori che macinano equazioni della fisica dell'atmosfera. È diventato così ovvio che quasi non ci pensiamo. Eppure vale la pena fermarsi su una domanda apparentemente banale: da quando, esattamente, l'essere umano prova a prevedere il tempo?
Immaginiamoci nel tredicesimo secolo, nello studio di un chierico colto. Davanti a lui non ci sono satelliti ma tavole astronomiche, un astrolabio, manoscritti che arrivano dal mondo arabo e, attraverso di. . .



