A CANBERRA, in Australia, si è compiuto un atto di fondamentale rilevanza per la storia della diplomazia culturale e della tutela del patrimonio storico artistico internazionale. Presso le sale solenni dell’Ambasciata d’Italia in Australia, il governo di Canberra ha formalmente restituito alle autorità della Repubblica Italiana un reperto archeologico di eccezionale valore scientifico e storico, un cratere a campana a due anse di produzione apulo-ellenica, la cui cronologia è ascrivibile a un arco temporale compreso tra il 340 a.C. e il 325 a.C. La solenne cerimonia ha visto come protagonisti l’onorevole Susan Templeman, inviato speciale per le arti del governo australiano, e l’ambasciatore d’Italia Nicola Lener, il quale ha accolto il prezioso vaso in rappresentanza dello Stato italiano.
L’antico manufatto, destinato originariamente alla miscelazione di acqua e vino durante i simposi dell’antichità classica, reca in sé le tracce visibili della maestria artigianale delle officine della Puglia, regione dell’Italia meridionale dove si presume sia stato scavato in tempi moderni. La storia recente di questo capolavoro è tuttavia segnata dalle trame oscure del traffico illecito di beni culturali. L’itinerario della transazione illegale prevedeva la partenza del cratere dagli Stati Uniti d’America con destinazione finale la Nuova Zelanda. Nel 2020 l’efficace intervento delle autorità doganali australiane ha permesso l’intercettazione e il successivo sequestro del vaso nel porto di Sydney. Il reperto è stato quindi posto in custodia giudiziaria in attesa che l’Italia presentasse una richiesta ufficiale di restituzione. Il meccanismo di recupero è stato attivato grazie a una complessa attività investigativa coordinata dal Ministero della Cultura e dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, opportunamente sollecitati dalla nostra rappresentanza diplomatica attraverso i canali della cooperazione internazionale di polizia.
Gli accertamenti tecnici e documentali hanno inconfutabilmente dimostrato che l’oggetto non proveniva da scavi autorizzati e che era stato rimosso dal territorio nazionale in totale spregio delle leggi vigenti, configurando così un’esportazione clandestina. Questo evento costituisce una pietra miliare nei rapporti bilaterali tra i due paesi, rappresentando il primo caso assoluto di rimpatrio di un bene archeologico dall’Australia verso l’Italia. Le parole espresse dall’ambasciatore Nicola Lener hanno sottolineato come tale restituzione non si riduca a un mero atto formale, ma si configuri quale testimonianza concreta della solidità delle relazioni che uniscono Roma e Canberra, specialmente nella salvaguardia dei beni culturali, in perfetta armonia con i principi sanciti dalla Convenzione UNESCO del 1970, di cui entrambi gli Stati sono firmatari.
Dal canto suo, l’onorevole Susan Templeman ha riaffermato con vigore il fermo impegno dell’Australia nel contrastare il commercio illegale di antichità, mentre il ministro per le arti Tony Burke ha voluto rimarcare che questo vaso racconta una narrazione millenaria e che il suo ritorno in patria rende il doveroso tributo a una memoria storica che appartiene all’umanità intera. L’opera torna così nel suo contesto originario, arricchendo nuovamente il patrimonio della penisola e dimostrando l’efficacia degli strumenti giuridici internazionali contro la dispersione delle memorie patrie.





