Nuova piazza Colosseo: il travertino sostituisce i sampietrini

Il progetto del Parco Archeologico: «Addio ai sampietrini, il travertino riporterà il Colosseo all'area di rispetto imperiale»

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A Roma, fervono i preparativi nel settore meridionale dell’Anfiteatro Flavio per l’inaugurazione di un importante intervento urbanistico che sta trasformando l’area circostante il monumento più iconico della città. Il progetto, guidato dal Parco Archeologico del Colosseo, prevede la rimozione definitiva dei tradizionali sampietrini ottocenteschi per far posto a una vasta pavimentazione in lastre di travertino.

Questo massiccio lavoro di riqualificazione interessa in particolare la zona tra l’Arco di Costantino e il colle del Celio, lungo via Celio Vibenna, un tempo punto nevralgico per il flusso di spettatori in entrata e in uscita dai fornici dell’arena. L’obiettivo principale dell’operazione è restituire la percezione della sagoma originale dell’anello esterno dell’anfiteatro, rendendo nuovamente visibili quegli spazi che erano andati perduti a causa di crolli avvenuti nel corso dei secoli e del riutilizzo dei materiali antichi per nuove costruzioni.

L’intera area di cantiere è stata sottoposta a un’approfondita indagine archeologica, avviata nel 2022. Questo meticoloso lavoro ha permesso di studiare la stratigrafia del sottosuolo con estremo rigore. A soli sessanta centimetri sotto il piano stradale attuale, gli archeologi hanno portato alla luce il pavimento originale in travertino, risalente al I e II secolo dopo Cristo.

Queste imponenti lastre, di dimensioni regolari (cinquanta per quaranta centimetri), costituivano la cosiddetta “area di rispetto”: una vasta zona pedonale di circa diciassette metri e mezzo che circondava l’intero edificio. Il ritrovamento dei basamenti di alcuni cippi ha chiarito come fosse organizzata la recinzione originale, essenziale per separare il traffico dei carri dal flusso pedonale.

Grazie a questi eccezionali ritrovamenti, architetti e archeologi hanno potuto concepire una nuova superficie che riproduce fedelmente le altezze e le geometrie dell’epoca imperiale.

Per realizzare l’opera è stato necessario un investimento di circa due milioni e duecentomila euro, finanziato grazie a fondi compensativi relativi ai lavori per la nuova linea della metropolitana. La scelta di utilizzare il travertino romano, anticamente noto come lapis tiburtinus e proveniente dalle cave situate tra Tivoli e Guidonia, vuole essere un omaggio alla tradizione costruttiva risalente ai tempi di Vespasiano e Tito. Questo calcare poroso, famoso per la sua resistenza e il suo colore chiaro, crea oggi un forte contrasto visivo con il grigio scuro della pavimentazione stradale circostante. Questo stacco cromatico serve a marcare la differenza tra il perimetro del monumento e la piazza moderna, aiutando il visitatore a riscoprire i volumi originali della struttura. Lungo il nuovo semianello in travertino sono stati posizionati grandi blocchi squadrati che richiamano i pilastri degli antichi ambulacri, i corridoi coperti che conducevano agli ottanta ingressi dell’arena, tecnicamente chiamati vomitoria.

Il restauro è stato affrontato con un’attenzione maniacale ai dettagli tecnici per assicurare la massima protezione a questo tesoro sotterraneo. Simone Quilici, direttore del Parco Archeologico, ha spiegato che tutti i materiali utilizzati non sono stati scelti a caso, ma sono il frutto di ricerche all’avanguardia. Sono stati selezionati per le loro proprietà specifiche.

Un esempio? Per i massetti e gli adesivi è stata usata una speciale calce idraulica naturale, totalmente priva di cemento. Questa scelta garantisce una “compatibilità perfetta” con i reperti archeologici originali, un aspetto cruciale.

Un principio chiave dell’intero progetto è la sua totale reversibilità: ogni elemento aggiunto oggi potrà essere rimosso in futuro senza danneggiare minimamente le antiche strutture.

In più, gli scavi hanno portato alla luce una sorpresa: un complesso e ingegnoso impianto idraulico, che dimostra ancora una volta l’incredibile abilità ingegneristica dei Romani, capaci di gestire il drenaggio dell’acqua piovana attorno a un edificio di queste dimensioni.

La nuova piazza si trasforma in un vero e proprio museo a cielo aperto, capace di fondere il monumento con il tessuto urbano che lo circonda. Oltre al restauro della pavimentazione, l’obiettivo è rendere i percorsi più scorrevoli per i visitatori, aumentando i punti di accesso e di uscita. Questo garantirà una maggiore sicurezza, soprattutto in caso di grande affluenza.

Questa riqualificazione dell’area sud si inserisce in un quadro di lavori più ampio che interessano l’intero distretto, come il restauro dell’attico del Colosseo e la valorizzazione del Ludus Magnus, l’antica scuola dove si addestravano i gladiatori.

Anche se la data ufficiale dell’inaugurazione è ancora da definire, il completamento dei lavori è atteso in tempo per le festività pasquali del 2026. Non appena le transenne saranno rimosse, cittadini e turisti potranno passeggiare su un nuovo lastricato che fa rivivere l’antico splendore dell’architettura romana, offrendo una prospettiva inedita sulla maestosità dell’Anfiteatro Flavio.

La trasformazione in atto ha acceso un dibattito intenso: come bilanciare la memoria storica data dai sampietrini con la necessità di riportare alla luce le radici più antiche del sito? Molti hanno apprezzato la chiarezza del progetto, che permette di capire subito le vere dimensioni dell’edificio prima dei crolli medievali. Altri sottolineano la grande responsabilità culturale di fronte a un cambiamento che modella in modo permanente la percezione dello spazio urbano. In ogni caso, il rigore delle procedure e la trasparenza degli investimenti pubblici confermano la serietà di un’operazione che unisce il passato più remoto con le moderne tecnologie. La piazza del Colosseo si prepara così a una nuova vita, recuperando materiali e forme che per oltre mille anni sono rimasti nascosti sotto la città moderna.

Image Credit: https://roma.repubblica.it/cronaca/2026/02/16/news/colosseo_pavimento_travertino_sampietrini-425161801/amp/

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Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.