Maiorca, scoperta un’antica città romana: è la perduta Tucis?

L'eccezionale scoperta a Maiorca: «Sotto il sito di Son Fornés non un villaggio, ma un'antica città imperiale»

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A Montuïri, nel sito archeologico di Son Fornés, sull’isola di Maiorca, è stata fatta una scoperta eccezionale che riscrive la storia della presenza romana nell’arcipelago delle Baleari. Per anni, quest’area era stata considerata un semplice insediamento rurale. Le recenti indagini dell’Università Autonoma di Barcellona, però, hanno rivelato una realtà molto più sorprendente: le strutture monumentali emerse dal terreno suggeriscono l’esistenza di un vero e proprio centro urbano organizzato, una città che è rimasta nascosta per secoli sotto la terra e la fitta vegetazione mediterranea.

Le grandi dimensioni e la meticolosa pianificazione dell’insediamento fanno pensare a un centro abitato di grande importanza. Gli scavi, condotti dal gruppo di ricerca “Archeologia Sociale Mediterranea”, hanno portato alla luce un’area di circa cinquemila metri quadrati, un’estensione notevole, paragonabile a quella del famoso museo cittadino di Palma. La precisione dell’impianto urbanistico ha impressionato gli esperti, dimostrando che non si trattava di un semplice villaggio agricolo isolato, ma di un vero e proprio centro nevralgico per l’amministrazione e la riscossione delle tasse romane sull’isola.

Gli studiosi ritengono che questo sito possa corrispondere a una delle due città, Tucis o Guium, citate da Plinio il Vecchio nei suoi testi classici. Fino ad oggi, queste località non erano mai state identificate ufficialmente. Per anni, gli storici avevano ipotizzato collocazioni alternative in zone vicine, senza però ottenere prove definitive. Il ritrovamento avvenuto a Montuïri potrebbe finalmente colmare questa lacuna nella cartografia storica, definendo meglio la rete di comunicazioni e il controllo territoriale esercitato dalle autorità imperiali nella parte centrale di Maiorca.

A convincere gli archeologi della rilevanza del sito non è stata soltanto l’estensione, ma anche la straordinaria qualità dei reperti. Tra le rovine, infatti, sono stati portati alla luce numerosi frammenti delle pregevoli tegole chiamate tegulae. All’epoca, queste tegole di raffinata fattura erano un vero e proprio bene di lusso, riservato agli edifici più importanti e prestigiosi. Il costo del trasporto e della manodopera per la loro realizzazione indica che gli abitanti godevano di un elevato benessere economico e mantenevano stretti legami commerciali con le altre regioni sotto il dominio romano. Oltre a questi elementi architettonici, il ritrovamento di anfore usate per il trasporto di merci e di frammenti di vasellame pregiato fornisce la prova inconfutabile di una florida attività economica e sociale, tipica di un centro urbano che doveva rivestire anche funzioni politiche e amministrative.

Il sito archeologico di Son Fornés ci offre un affascinante viaggio indietro nel tempo, coprendo quasi duemila anni di storia umana. In origine, ben prima che arrivassero le legioni romane, quest’area era il cuore pulsante della cultura talaiotica. La riconoscevi subito grazie alle sue imponenti torri circolari in pietra, i talaiot, che fungevano da centri sociali per le comunità del luogo.

Tutto cambiò drasticamente con la conquista delle Baleari da parte del generale Quinto Cecilio Metello, nel 123 avanti Cristo. Questo evento segnò l’inizio di una profonda trasformazione: i vecchi villaggi furono riorganizzati seguendo la struttura burocratica di Roma. Questo passaggio non fu solo amministrativo: segnò la fine di una società preistorica, più comunitaria, e diede vita a nuove élite locali che iniziarono a vivere in eleganti residenze.

Questo sito archeologico offre una chiara testimonianza della fusione tra le tradizioni locali e l’approccio pragmatico delle autorità imperiali. L’elevata quantità di reperti che emergono in superficie suggerisce che il sottosuolo conservi ancora gran parte della magnificenza originaria di quella che, con ogni probabilità, era l’antica città di Tucis. Le future ricerche si concentreranno sull’individuazione del foro, la piazza principale che fungeva da centro della vita pubblica, e degli edifici governativi più importanti. Se le prossime campagne di scavo confermeranno l’identità della città, l’intera comprensione dell’assetto politico dell’isola in epoca classica sarà arricchita da nuovi dati sulla gestione dell’ordine pubblico e del sistema fiscale nelle province insulari.

Il lavoro dell’équipe guidata dall’archeologa Beatriu Palomar è di cruciale importanza per la conservazione del patrimonio culturale spagnolo. Dopo essere rimasta nascosta per secoli sotto il suolo di Maiorca, la città perduta sta finalmente svelando i suoi segreti. Questo ci permette di ricostruire in modo più chiaro come si svolgessero la vita quotidiana e gli scambi commerciali nel Mediterraneo, proprio nel cuore dell’impero.

La cura e la precisione con cui sono state costruite le strade e disposte le abitazioni dimostrano la volontà del potere centrale di lasciare un segno duraturo e di affermare la propria autorità anche in aree geografiche lontane dalla capitale. Ogni reperto, dalla moneta più piccola alla colonna più imponente, contribuisce a delineare un quadro preciso di un’epoca di grande splendore e fermento. Si sta così riscrivendo una pagina fondamentale della storia ufficiale che si riteneva fosse andata perduta per sempre.

Image Credit: https://www.archeomedia.net/spagna-scoperta-archeologica-a-maiorca-riemerge-dal-fango-una-citta-romana-perduta/

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Fabio Saverio Gatto
Fabio Saverio Gatto Originario di Reggio Calabria (classe 1980) e residente a Edimburgo dal 2019, Fabio ha saputo unire le proprie radici culturali a una solida esperienza internazionale. Questo percorso gli ha permesso di sviluppare una visione aperta e dinamica, mantenendo sempre vivo il suo interesse con la cultura classica. Grande appassionato di storia dell'Antica Roma, ha approfondito lo studio del mondo classico da autodidatta, dedicando anni a una ricerca personale costante e rigorosa. Nel 2025 questa dedizione si è trasformata in un impegno professionale con Scripta Manent, dove Fabio si dedica alla divulgazione storica, contribuendo a valorizzare e diffondere il patrimonio della classicità con un approccio moderno e coinvolgente.