Di notte, sui vicoli silenziosi della Suburra, tra ombre danzanti di fiaccole e miasmi che serpeggiano dagli acquitrini, un malato tenta il tutto per tutto rivolgendosi prima a un medico, poi si fa tentare dai sussurri di un mago e infine cede alle promesse di un ciarlatano. La scena non è inventata: nella Roma imperiale, il confine tra cura, superstizione e inganno era tanto labile quanto la speranza di sopravvivere a una febbre improvvisa o a una ferita infetta. In questa città che fu crocevia di popoli e idee, la ricerca della salute si colorava di rimedi straordinari. . .



