A Granada, in Spagna, i ricercatori dell’Università di Granada hanno identificato quella che è ritenuta la più antica biblioteca della penisola iberica. Il ritrovamento è avvenuto all’interno della vasta e lussuosa villa romana di Fuente Álamo, situata nei pressi di Córdoba.
Per decenni la reale funzione di questo complesso di stanze era stata fraintesa dagli archeologi, che inizialmente avevano ipotizzato di trovarsi di fronte a un mitreo, ovvero un santuario dedicato al culto del dio Mitra. La recente reinterpretazione, riportata dalla testata La Brújula Verde, ha però ribaltato le convinzioni precedenti, restituendo alla storia un ambiente interamente dedicato alla conservazione dei testi.
Identificare una biblioteca di epoca romana rappresenta sempre una sfida complessa per gli studiosi. I materiali su cui venivano trascritti i testi antichi, come i rotoli di papiro o la pergamena, così come le scaffalature in legno utilizzate per custodirli, si sono infatti deteriorati inesorabilmente con il tempo e non esistono più. Per superare questa totale mancanza di prove materiali dirette, il gruppo di ricerca ha deciso di applicare una tecnica di indagine innovativa conosciuta come shape grammar.
Questo approccio analitico è consistito nello studiare minuziosamente la distribuzione e la combinazione delle diverse stanze, confrontandone le caratteristiche architettoniche con quelle delle biblioteche antiche già note. I risultati hanno permesso di stabilire che la presenza di absidi, nicchie rettangolari, podi e stanze ausiliarie risulta coerente con uno spazio progettato per la lettura, lo studio, la conservazione sicura di opere letterarie e l’esposizione di opere d’arte.
L’edificio risale al IV secolo d.C., un’epoca che coincise con un periodo di grande prosperità per la provincia romana della Betica. In quegli anni, i ricchi proprietari terrieri della regione erano soliti commissionare la costruzione di tenute monumentali e ricche di sfarzo. La struttura individuata non rappresenta soltanto la biblioteca più antica finora documentata nella penisola iberica, ma secondo i ricercatori è probabilmente la biblioteca privata in assoluto meglio conservata dell’intero impero romano. La scoperta offre una nuova prospettiva sulle abitudini intellettuali delle élite provinciali e sui tesori letterari che un tempo arricchivano queste maestose residenze di campagna.



