Il traffico di opere d’arte nell’antichità non era soltanto il retroscena oscuro di una civiltà impegnata a costruire templi, statue e biblioteche. Era, piuttosto, un’inquieta corrente che attraversava il Mediterraneo, alimentando sogni nell’animo dei potenti e ansie nei custodi della bellezza pubblica. È difficile immaginare il brivido che provava chi, durante una notte senza luna, caricava una statua di Atena su una nave diretta a Roma, ben conscio che quella effigie rappresentava non solo una dea, ma anche il cuore pulsante della città da cui veniva strappata. O forse, proprio da questa tensione, nasceva la consapevolezza. . .



