Ci sono momenti nella vita in cui il tempo sembra piegarsi su sé stesso, restituendo all’uomo la sua misura più fragile. Intorno ai trent’anni, età di passaggio e di resa dei conti, il corpo comincia a mutare silenziosamente e la mente si carica di domande che non promettono risposte semplici. È un’età sottilmente crudele, quella in cui le speranze dell’adolescenza si incontrano con la consapevolezza dei limiti. Oggi come duemila anni fa, quell’età segna per molti il confine tra ciò che si è stati e ciò che non si potrà più diventare. E nell’epoca. . .



