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Quella memoria corta che ha svuotato bar e ristoranti

Quella memoria corta che ha svuotato bar e ristoranti

Una delle caratteristiche salienti di questa pandemia è la memoria stranamente corta di tutti coloro che vi sono coinvolti. Pochi mesi dopo non ci si ricorda quasi più di quanto pensato, affermato e sostenuto precedentemente.



Come l’Intellighenzia di sinistra, che ora vomita supponenza su chi nutre il minimo dubbio sulla gestione pandemica, si è dimenticata di quando, nelle prime settimane del pericolo, prendeva in giro chi si preoccupava del virus, affermando che “l’unica mascherina utile è quella della cultura”, anche il settore della ristorazione, sembra essersi dimenticato il 2020.

I Bar, i ristoranti, i negozi che hanno plaudito all’introduzione del Green Pass anche solo per ordinare un caffè e berselo all’esterno o portarselo a casa, si sono scordati di quando, in pieno lockdown, pregavano in ginocchio di ordinare d’asporto per non farli fallire. I ristori del Governo Conte non erano ancora arrivati, e sull’orlo della crisi, le strutture si reinventavano: nascevano su Facebook i gruppi di quartiere, e i Bar e i ristoranti erano i primi a pregare di ordinare d’asporto bevande, cibo, vestiti, oggetti.

E tutti, vaccinati e non vaccinati, li hanno aiutati preferendo loro ad Amazon, Glovo e Zalando.

Quella memoria corta, cortissima, ha portato il settore alberghiero prima a schierarsi dalla parte dei falchi del Green Pass per poi accorgersi che le cose non sono andate come previsto.

Perchè, dunque, i bar sono vuoti?

Colpa dei non vaccinati. Certo, “non vaccinato” is the new “immigrati”, su cui riversare ogni possibile accusa. Ed in parte è vero: 6 milioni di persone che non consumano hanno un effetto sicuramente negativo. D’altronde, non sono loro ad aver chiesto di essere sbattuti fuori dai locali. In pieno 2020, senza vaccino ma con le regioni colorate, si era comunque riusciti con l’asporto a far sopravvivere il consumo.

Ma ci sono anche altre motivazioni: anche i trivaccinati entrati a contatto con un positivo devono autoisolarsi, portare la mascherina e ottenere un tampone negativo. Il vaccino funziona, non vi sono dubbi, diciamo solo che è un po’ lento a capire, ma difatti sono altri milioni di clienti che se ne vanno.

Inoltre, anche un perfettamente vaccinato potrebbe risentirsi di dover essere controllato come in un aeroporto per un succo di frutta. Se a questo aggiungiamo le terribili varianti come Omicron, che in Spagna trattano come normale influenza e qui invece no, o ci si mette pure l’errore umano, come nel caso di Deltacron, probabile sbaglio di laboratorio come ammesso dall’OMS e dai ricercatori di Trieste, è chiaro che le persone se ne stanno in casa.

Insomma: la società non è una realtà statica che possiamo tagliare e cucire su misura, cestinando le persone scomode e guadagnando allegramente dai consumatori che ci piacciono di più. Il mercato è imprevedibile, fatto soprattutto di elementi psicologici, e non solo matematici. E fra questi elementi vi è da considerare la paura, le aspettative, la tristezza o la sensazione di ingiustizia e di ingratitudine.

Vero, ristoratori?


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