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Clima. L’assedio dei Youth4 Climate alla politica

Clima. L’assedio dei Youth4 Climate alla politica

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In occasione della sua partecipazione all’evento “Youth4 Climate: Driving Ambition”, il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha incontrato a Milano le attiviste ambientali Greta Thunberg, Vanessa Nakate e Martina Comparelli.

Draghi parla a Milano all’apertura dell’ultima delle tre giornate della Pre Cop26 moderata dal ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, in vista del summit mondiale di Glasgow a novembre, insieme con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

In mattinata il premier aveva incontrato in prefettura Greta Thunberg e le attiviste Vanessa Nakate e Martina Comparelli: un incontro che – ha detto – «è andato benissimo». Per Draghi le proposte arrivate dallo Youth4Climate sono «ragionevoli e costituiscono un grande programma di azione per tutti i nostri governi. Noi adulti abbiamo creato questo problema, non i giovani, e miliardi di giovani vivono in paesi dove le emissioni sono le più basse del mondo perché c’è povertà», sottolinea.

«Per questo motivo – aggiunge – combattere i mutamenti climatici è in sé una lotta per una distribuzione più equa. La pandemia ed i cambiamenti climatici – ricorda Draghi – hanno contribuito a spingere quasi 100 milioni persone in povertà estrema, portando il totale a 730 milioni. La crisi climatica, la crisi sanitaria e quella alimentare sono strettamente correlate. Per affrontare tutte queste crisi, dobbiamo agire più velocemente – molto più velocemente – e con più efficacia».

Di seguito il discorso completo di Mario Draghi ai giovani di Youth4Climate:

Vorrei ringraziare tutti i giovani che negli ultimi mesi hanno lavorato con così tanto impegno, soprattutto nel corso di questi tre giorni.
Rappresentate la generazione di giovani più grande nella storia.
Circa 3 miliardi di persone con meno di 25 anni, e un aspetto molto importante è che la maggior parte vengono da paesi a basso e medio reddito.
Questa generazione, la vostra generazione, è la più minacciata dai cambiamenti climatici.
Sapete fin troppo bene quali sono le conseguenze drammatiche delle disuguaglianze globali in termini di povertà, malnutrizione, accesso a servizi sanitari.

Avete ragione ad esigere una responsabilizzazione, ad esigere cambiamento.
L’attuale andamento ci dice che non stiamo riuscendo a mantenere la nostra promessa di contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi.
La pandemia ed i cambiamenti climatici hanno contribuito a spingere quasi 100 milioni di persone in povertà estrema, portando il totale a 730 milioni.
La crisi climatica, la crisi sanitaria e quella alimentare sono strettamente intrecciate.
Per affrontare tutte queste crisi, dobbiamo agire più velocemente – molto più velocemente – e con più efficacia.

La transizione ecologica non è una scelta – è una necessità.
Abbiamo solo due possibilità.
O affrontiamo adesso i costi di questa transizione o agiamo dopo – il che vorrebbe dire pagare il prezzo molto più alto di un disastro climatico.
La ripresa post-pandemia ci dà l’occasione di portare avanti le nostre ambizioni in materia di clima, e di farlo in modo equo.
Lo Stato deve essere pronto ad aiutare le famiglie e le imprese a sostenere i costi a breve termine di questa transizione.

L’Italia sta facendo tutto il possibile per garantire che i vari Paesi si muovano nella giusta direzione – e rapidamente.
Nell’ambito dell’Unione europea abbiamo contribuito ad istituire il programma ‘Next Generation EU’ per assicurare una ripresa equa e sostenibile.
La transizione ecologica è uno dei tre pilastri di tale programma, assieme alla digitalizzazione e l’inclusione sociale.
L’Italia ha stanziato il 40% delle risorse nel nostro Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la transizione ecologica.
Il nostro obiettivo è quello di aumentare la quota dei rinnovabili nel nostro mix energetico, rendere più sostenibile la mobilità, migliorare l’efficienza energetica dei nostri edifici e proteggere la biodiversità.

Come Presidenza del G20 e Co-Presidenza della COP26 con il Regno Unito, stiamo esigendo che i Paesi rispettino i loro impegni climatici e, in certi casi, che siano pronti a prenderne di più audaci.
Se vogliamo aver successo, tutti i Paesi devono fare la loro parte, a partire da quelli del G20.
I Paesi del G20 generano oltre l’80% del PIL a livello mondiale e oltre 75% delle emissioni globali.
Tutti i principali attori e emettitori ne fanno parte.

Nella loro riunione a giugno, i Ministri dell’Istruzione del G20 si sono impegnati a promuovere l’insegnamento in materia di sviluppo sostenibile nei programmi didattici.
A luglio, alla riunione ministeriale G20 su Energia e Clima a Napoli, i Ministri si sono impegnati a dedicare una parte significante dei loro piani di ripresa alla transizione ecologica.
Ciononostante siamo consapevoli che dobbiamo fare di più – molto di più.
Questo sarà l’obiettivo del Vertice a Roma che si terrà alla fine di ottobre.
A livello G20, vogliamo riuscire a prendere un impegno per quanto riguarda la necessità di realizzare l’obiettivo di 1,5°C.
E vogliamo sviluppare, dobbiamo sviluppare, delle strategie a lungo termine che siano coerenti con quell’obiettivo del 1,5°C.

Allo stesso tempo dobbiamo rispettare il nostro impegno di donare 100 miliardi di dollari per sostenere i Paesi in via di sviluppo.
I Paesi a basso e medio reddito sono spesso più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici.
E’ inevitabile che le emissioni in una parte del mondo abbiano un impatto sul resto della Terra.
Aiutare questi Paesi con le loro transizioni risulta dunque essere sia un imperativo morale sia un bisogno urgente.
Noi adulti abbiamo imparato cosa dobbiamo fare: mitigare, adattare e raccogliere fondi per aiutare i Paesi più poveri a fare lo stesso.

Ma la cosa più importante è che dobbiamo farlo adesso.
Dobbiamo agire adesso.
Sono convinto che abbiamo tanto da imparare dalle vostre idee, i vostri suggerimenti e la vostra leadership.
E dalle vostre pressioni, che sono davvero benvenute. Dobbiamo essere chiamati all’azione. 
La vostra mobilitazione è stata di grande impatto, e siate sicuri: vi stiamo ascoltando.
Grazie.

L’intervento di Boris Johnson

Collegato da Londra in una virtuale staffetta verso l’appuntamento di Glasgow il premier britannico Boris Johnson ha accolto le ragioni degli attivisti: «Il vostro futuro viene rubato davanti ai vostri occhi, ho visto i dimostanti prima, e francamente avete tutto il diritto di essere arrabbiati con coloro che non fanno abbastanza per fermare tutto questo”.

La situazione è «drammatica e spaventosa» ma arrestare questo processo è possibile. E ha proposto un obiettivo molto ambizioso: «possiamo fare della Cop26 l’inizio della fine del cambiamento climatico». Il premier britannico ha indicato le priorità della Cop26, «coal, cars, cash and trees», quindi carbone, automobili, denaro (investimenti) e alberi, intendendo in primo luogo la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, in ogni ambito, da quello industriale fino ai trasporti, puntando invece sull’importanza degli spazi verdi.

Dal segretari generale dell’Onu, Antonio Guterres, è arrivato l’appello ai paesi ricchi a rispettare gli impegni presi: quello che bisogna fare «è palese, lì davanti a noi». Le proteste dei giovani, ha detto il segretario generale dell’Onu, «sono giuste», perché «solo se loro alzano la voce i Paesi più sviluppati capiscono che devono muoversi e offrire aiuto e resilienza a quelli in via di sviluppo».

Fondamentale per Guterres è il finanziamento promesso dagli Stati più ricchi del mondo: «Hanno promesso di allocare 100 miliardi di dollari, ora devono mantenere questo patto, come devono sostenere l’Accordo di Parigi» ha ribadito.

L’appello di Greta

«Partecipate allo sciopero», aveva lanciato l’appello giovedì Greta dal Mico, dove si è svolto il Younth4Climate e ora è di scena il PreCop26. I ragazzi rispondono, «ma non è una cosa improvvisata — sottolinea un gruppo di studenti del Severi —. Abbiamo a cuore le criticità del pianeta molto più dei nostri genitori e ci stiamo preparando ad una serie di azioni di sensibilizzazione, dentro e fuori dalla scuola». In piazza soprattutto adolescenti e universitari ma la verità è che si intrecciano tre generazioni, dai nonni ai nipoti.

Nell’agosto 2018 Greta era una quindicenne con le trecce bionde che faceva in solitaria lo sciopero del clima davanti al parlamento svedese, il 15 marzo scuoteva i politici e trascinava folle di giovani con i suoi sit in e l’hashtag #fridaysforfuture superava il milione di follower.

Niccolò Giraudo

Niccolò Giraudo

Torino è una città fantastica, specialmente per chi ama il design in tutte le sue forme. Chi non ci credesse può venire a casa mia: matite e pennelli non mancano. Si può anche suonare il violoncello. È l’ambiente ideale anche per recensire un film, un blog o un nuovo tostapane. Provare per credere.


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