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Banda ultralarga. deserta la prima asta

Banda ultralarga. deserta la prima asta

Legio X Equestris

Deserta la prima gara della Strategia per la banda ultralarga finanziata con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Si tratta del bando per portare le connessioni internet veloci anche nelle isole minori: 60,5 milioni di euro. È una fetta esigua della dote messa a disposizione dal Pnrr – 6,7 miliardi tra reti fisse e 5G – ma non è un proprio un bel segnale per il prosieguo del programma, perché i vincoli che hanno spaventato i possibili candidati – soprattutto pesanti obblighi di garanzie di fideiussione e in parte il capitolo delle penali – potrebbero ripresentarsi per i prossimi e più ricchi bandi di gara in arrivo in tempi stretti.

Il ministero per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale intende ad esempio procedere comunque entro gennaio con il bando per il progetto “Italia a 1 Giga” (valore 3,8 miliardi) nonostante da una parte della maggioranza, ad esempio esponenti del Pd, sia giunto il suggerimento di aspettare per capire come si chiuderà la partita Tim-Kkr e dunque il destino della rete.

Fallito il primo bando, il nuovo codice degli appalti consente ora di procedere alla trattativa diretta fra il Ministero dell’Innovazione, guidato da Vittorio Colao, ed alcuni dei potenziali candidati.

Ma il problema non riguarda tanto questa asta, decisamente minore, quanto le altre più sostanziose che saranno bandite quest’anno, a partire dalla gara per il progetto “Italia a 1 Giga” del valore 3,8 miliardi, che dovrebbe essere annunciata a gennaio, e per tutte le altre più sostanziose previste dal PNRR, come quella per il 5G da 2 miliardi.

Sicuramente l’impasse causata da penali e fidejussioni non passerà inosservata e potrebbe portare il governo a rivalutare i vincoli, se dovessero rivelarsi troppo stringenti.


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